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Inchiesta Tsunami

Lazzaro(ne), alzati e cammina PDF Stampa E-mail
Mercoledì 22 Novembre 2006 00:00

a cura di C. Longo

Spesso in tanti siamo vittime di una brutta malattia che non uccide ma logora i nostri animi, costringendoci ad una agonia soffocante che ci spinge ad essere idealisti perdenti con la speranza di cambiamenti di vita che non arriveranno mai.

Si parla di una società malata dove ogni diritto è leso, negato, offerto a modo di favore, e dove chi stabilisce le regole è sempre qualcuno che ha in mano le redini del gioco al solo sviluppo dei propri interessi.

Allora insorgono associazioni, comunità politiche e non, per contrastare i "più forti" con l'intento di dare un sostanziale contributo alla ricerca di uno status di vita migliore.

Purtroppo molti operati sono destinati al fallimento più totale, per gli ormai noti e svariati motivi dove l'unico obiettivo è continuare a resistere o abituarsi a vivere. Ma se vero è che una mano lava l'altra o che per meglio dire l'unione fa la forza, rimane l'incognita su quali siano le deficienze che inducono all'insuccesso.
Carenza di obiettivi, speranza nell'altrui commiserazione, mancanza di disponibilità ad un dialogo che ormai è diventato utopia, portano noi individui a ragionare sul sentito dire, anziché sull'osservazione dei fatti.

Bisogna in questi tempi che ognuno faccia la sua parte, offrendo ciò che può, e nulla importa sul tanto o poco che sia. La parte impossibile non è tagliare le teste di un sistema malato, ma lo è quella di far capire a noi che lo costituiamo che esso non debba aver più motivo di esistere.

Nel 2006 è ora che ci si svegli, si esca da casa senza paura di una quotidianità ostile senza sentire la necessità di affrettarsi a tornare nelle tane, per paura di dire o fare qualcosa che agli altri non vada a genio. Riprendiamoci la libertà di espressione ed esternazione, la voglia di vita, e rendiamoci conto che ormai diciamo di star bene perché ci siamo abituati a stare male. Mancano il lavoro, la sanità, la famiglia, il quieto vivere. NON E' VERO, MANCHIAMO NOI

Noi che non abbiamo mai tempo, che guardiamo i nostri figli e non ci emozioniamo, che guardiamo i nostri genitori e quasi li odiamo, che non crediamo più al Natale, alle feste comandate o ad una serata in compagnia di amici e o parenti. Non resta che fermarci un attimo ad osservare, individuare chi la pensa come noi e scoprire quanto più facile e bello sia fare qualcosa in compagnia, dalla banale partita a carte alla più sofisticata realizzazione di un sogno.

Ci si rende subito conto che questi sono discorsi sentiti e ripetuti da sempre nella storia degli uomini, ma il problema non è questo; il problema è che ancora oggi c'è bisogno di parlarne e sempre di più.

Non sono gli imprenditori che mandano avanti le aziende, ma i loro dipendenti; non sono i politici che mandano avanti le amministrazioni, ma chi li sostiene; non è una macchina che si schianta contro il muro, ma chi la guida.

Queste quattro parole non vogliono essere una campagna di sensibilizzazione nei confronti di nessuno, ma una riflessione sommessa, che oggi quasi quotidianamente molti uomini fanno, alla quale spesso non si da il giusto peso dovuto.