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a cura di: Leonardo Orlando
TERME VIGLIATORE Sindaco e componenti della Giunta municipale di Terme Vigliatore, in carica fino al dicembre del 2005, due tecnici comunali ed i tre commissari nominati dal Ministero dell'Interno in sostituzione del disciolto Consiglio comunale, hanno ricevuto le informazioni di garanzia con le quali si contestano i reati di abuso d'ufficio aggravato e
violazione delle leggi ambientali e paesaggistiche per l'indebito affitto di un'area della dimessa rete ferroviaria e per la sua trasformazione in deposito di rifiuti speciali e pericolosi in assenza delle necessarie autorizzazioni.Il sostituto procuratore Francesco Massara ha infatti concluso le indagini preliminari sulla gestione di un'area di proprietà di Rete ferroviaria italiana e gestita dall'immobiliare Metropolis, affittata dal Comune di Terme con contratto stipulato il 15 settembre del 2001 per essere adibita, senza le necessarie autorizzazioni e in violazione alle leggi che trasferivano i compiti agli Ato, a Centro rifiuti comunali. Le persone, tra ex amministratori comunali, tecnici e commissari governativi, raggiunte da avviso di garanzia sono in tutto 12. Si tratta dell'ex sindaco di Terme Gennaro Nicolò 54 anni, attuale assessore in carica; del suo ex vice sindaco e attuale presidente del consiglio comunale, Domenico Munafò 47 anni; degli ex cinque assessori Antonino Cipriano 47 anni, Gianni Lopes 39 anni, Giuseppe Scilipoti 54 anni, Filipponeri Squadrito 51 anni, Giuseppe Catalfamo 42 anni; a questi sette indagati si aggiungono il dirigente dell'ufficio tecnico Domenico La Malfa 62 anni, un tecnico comunale assunto a tempo determinato, Tindaro Falliano 51 anni di Librizzi. Nella lista degli indagati anche i tre componenti della Commissione straordinaria, il prefetto Pietro Ucci 66 anni di Avellino e i vice prefetti Rosamaria Monea 53 anni di Catania e Carmela Petrolo 47 anni di Rosolini, i quali dopo lo scioglimento degli organi amministrativi del Comune di Terme Vigliatore avvenuto nel dicembre del 2005 si sono insediati in Municipio per gestire l'ente locale fino alla primavera scorsa. Agli indagati si contestano i reati a decorrere dall'adozione della delibera di giunta n. 326 del 22 dicembre del 2004 e con la quale venivano corrisposti i canoni d'affitto nonostante l'area fosse inutilizzata. Agli indagati si contesta l'abuso d'ufficio perché non avrebbero - così come previsto dal contratto - operata la rescissione unilaterale nel caso di mancato utilizzo. Ad ogni scadenza, prima la Giunta e poi i Commissari senza soluzione di continuità, pagavano a Rfi i canoni d'affitto di un'area degradata e trasformata in discarica abusiva e sulla cui superficie sono stati stoccati in assenza delle autorizzazioni rifiuti speciali e pericolosi come pastazzo, amianto cemento, lastre di ethernit, carbone attivo esausto, feccia di uve. L'area per la quale sono scattati gli avvisi di garanzia all'epoca dei fatti fu anche sequestrata perché si verificarono persino degli scavi abusivi di materiali inerti da parte di una impresa privata sorpresa sui luoghi dai carabinieri. Agli indagati si contestano, ognuno per le sue funzioni, le delibere e le determine con le quali inizialmente è stato stipulato il contratto di affitto dell'area estesa per 7 mila metri quadrati e situata a ridosso del torrente Patri nei pressi del dismesso ponte ferroviario in travature di ferro. Contestate in ben cinque corposi capi d'imputazione anche le successive delibere con le quali puntualmente veniva corrisposto l'affitto dell'area a Rfi nonostante questa non fosse utilizzata.
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