a cura di C. IannelloOggi il mondo vive nella post-modernità, nella società della conoscenza. La società, poiché soggetta a continui processi di cambiamento, richiede sempre nuovi cambiamenti, richiede sempre nuove conoscenze, in grado di rispondere alle emergenti sfide formative. La formazione, così, diventa un processo permanente, che conduce l’uomo verso la formazione di sé. Queste grandi sfide sono effetto del processo di globalizzazione. Quest’ultima, in altre parole, la gran coesione finanziaria e di mercato, crea dei collegamenti (links),che attraversano tutto il mondo. Il resto del mondo così si evolve sempre più prendendo a modello la cultura americana, che si erge al ruolo di cultura dominante. Nel nostro comune, invece, la situazione è leggermente diversa: 1) Scuole decadenti. 2) Centri sociali inesistenti. Strutture nate per essere scuole materne si trasformano in centri d’accoglienza, o meglio in parcheggi; per poi al termine del loro processo evolutivo ridiventare scuole materne.Le scuole, tutti sappiamo che mancano di strutture idonee per svolgere le varie attività didattiche. E’ vero che un buon alunno esiste, se c’è un buon insegnante…….. ma questo non basta. Sciascia descrivendo la sua classe parlava “scuola crepata”, e continuava sostenendo che la scuola deve essere un ambiente accogliente, che deve invogliare i bambini.Nelle nostre scuole, tutti, possono entrare la sera… porte e finestre sono aperte ai visitatori notturni; banchi e sedie sono " nuovissime ". Questo non è un Paese che ride e per star bene e vivere bene, bisogna partire dal sociale. Anche i nostri centri sociali, vivono una triste realtà; da centri d’accoglienza per giovani ed anziani sono diventati parcheggi; in cui i genitori depositano i figli dopo la scuola.In queste strutture, difficilmente o quasi MAI!!! Si organizzano incontri con psicologi, medici…... con esperti in genere.Le attività svolte, grazie all’aiuto di un qualche volontario occasionale, sono fine a se stesse, e non producono niente……..anche a causa dei pochi fondi stanziati.La realtà in cui viviamo non è delle migliori. In molte scuole, anche italiane, si avviano progetti (esperienza di bilinguismo, …), che ai nostri occhi sembrano solo utopie. Parlando di bilinguismo non mi riferisco ad una qualunque lingua straniera, ma all’insegnamento della lingua dei segni (ormai riconosciuta come lingua a tutti gli effetti). I ragazzi che escono dalle Nostre scuole, non sanno cosa siano i laboratori di lingua straniera o d’informatica.Attraverso queste parole, vorrei invitare, il lettore attento a riflettere sullo stato d’arretratezza ed immobilità che ci sovrasta; affinché ciascuno di noi prenda coscienza di quanto è stato fatto e su cosa bisogna ancora lavorare, affinché il nostro diventi un paese vivibile.La tutela delle categorie socialmente svantaggiate e la garanzia di cultura sono aspetti delicati, che non possono essere sottovalutati. La cultura è fonte di cambiamento e di sviluppo per il Paese, quindi senza cultura vien meno anche la nostra utopia di cambiamento.