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Messina, la ragnatela che opprime tutto PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Maggio 2009 16:30

a cura di:Alessandro Di Maio

L'idea di avere una magistratura e un'informazione libere e indipendenti dal potere politico, economico e criminale costituisce un utopia? E' questa la domanda a cui ieri sera, presso la sala grande del Royal Palace Hotel di Messina, Sonia Alfano, Clementina Forleo, Fabio Repici e Antonino Monteleone hanno tentato di dare una risposta.Dei problemi relativi a magistratura, informazione, politica e mafia, infatti, a Messina e in tutta la provincia

non se ne mai parlato molto, probabilmente perché la zona è sempre stata ritenuta "babba", cioè ingenua, pura, priva di quelle connivenze tra istituzioni, politici e mafiosi paragonabili a quelle di altre zone della Sicilia. Eppure, come hanno dimostrato omicidi, suicidi inspiegati, indagini, processi e scioglimenti di Consigli comunali che in questi ultimi trent'anni hanno caratterizzato la provincia, la mafia nel territorio messinese e le connivenze tra i poteri ufficiali e quelli criminali ci sono ma non si vedono e se si vedono s'ignorano. L'incontro di ieri sera è stato organizzato da Sonia Alfano, candidata indipendente nelle liste dell'Italia dei Valori alle prossime elezioni europee. La sua presenza ha inevitabilmente reso di parte l'incontro, ma non al punto da renderlo meno importante e interessante.

Presidente dell'Associazione dei Familiari vittime della mafia e figlia di quel Beppe Alfano ucciso dalla mafia nel 1993 per i suoi scomodi servizi giornalisti, all'incontro Sonia Alfano ha invitato Clementina Forleo, magistrato italiano giunta alle cronache per le pressioni recentemente ricevute nell'espletamento delle sue funzioni, Fabio Repici, avvocato di parte civile di numerose famiglie colpite dalla barbarie mafiosa, e Antonino Monteleone, giovane giornalista e blogger calabrese che ha moderato il dibattito.

La discussione si è sviluppata sulle ingerenze del potere politico sul potere giudiziario e su quello dell'informazione, passando poi all'analisi della commistione tra mafia e istituzioni nella provincia di Messina. Ciò è avvenuto proprio nel giorno in cui la Freedom House - l'organizzazione no-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo - ha pubblicato il suo rapporto annuale sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo, evidenziando per il nostro Paese un restringimento di tale libertà dovuto non soltanto all'abuso di denunce per diffamazione contro i giornalisti e all'escalation di intimidazioni fisiche da parte del crimine organizzato, ma anche alla rielezione di Berlusconi che, come spiega Karin Karlekar, la ricercatrice che ha guidato lo studio, "ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida".

Sonia Alfano si è detta delusa e offesa dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "che ha firmato il Lodo Alfano venendo meno al ruolo di garante della Costituzione e di quell'articolo 3 che sancisce l'uguaglianza tra i cittadini", mentre Clementina Forleo - da cui ci si aspettava qualche parola in più anche rispetto alla vicenda che l'ha riguardata - ha accusato il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) di essere caratterizzato da "logiche clientelari che alimentano fazioni e correnti che tendono a spartirsi poltrone" e affermato che "il pericolo per la libertà e l'indipendenza della magistratura e dell'informazione dal potere politico non è Berlusconi, ma il potere in generale". Ma i temi caldi della serata sono stati affrontati dall'avvocato Fabio Repici che segue come parte civile i processi di mafia contro gli esecutori e i mandati di numerosi omicidi tra cui quello di Beppe Alfano, Attilio Manca e Graziella Campagna.

"Benché la Prima Repubblica sia stata priva di schiena - ha affermato l'avvocato - le reazioni agli abusi del potere non mancavano. Ma dall'inizio della Seconda Repubblica - ha continuato - tali reazioni sono diventate sempre più sporadiche, fino a scomparire del tutto". Secondo Repici l'Italia di oggi sarebbe un paese governato da un grande partito unico, quello del potere, venuto chiaramente alla luce a causa dell'evidente mancanza di contrappesi. "Ancora più dei politici, - ha continuato - le alte sfere della magistratura e dell'informazione contrastano i magistrati ed i giornalisti che svolgono il loro dovere rifiutando ogni pressione dall'alto".

"Se è difficile parlare di magistratura e informazione libere in Italia, farlo qui a Messina è una vera e propria utopia". Lo ha detto riferendosi ad Antonio Franco Cassata, dal 2008 procuratore generale di Messina, al "servilismo della ‘Gazzetta del Sud' e di ‘Centonove'", rispettivamente il quotidiano e il settimanale più diffusi in tutta la provincia peloritana, e alla "Corda Fratres", ovvero quel club culturale di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) che da anni è ufficiosamente conosciuto come un circolo paramassonico punto d'incontro tra istituzioni, imprenditori, politici e mafiosi.

Repici ha ripercorso la carriera del procuratore generale soffermandosi sulle vecchie e poco trasparenti frequentazioni e sugli ultimi provvedimenti del dr. Cassata, affermando che la sua nomina al vertice della magistratura requirente del distretto sia stata lesiva dell'immagine della magistratura messinese e del CSM che nel frattempo puniva i magistrati De Magistris e Forleo, responsabili di aver scoperchiato (o tentato di farlo) santuari inespugnabili del potere. "Immaginate che una città di provincia - ha continuato l'avvocato Repici - abbia una loggia massonica deviata e che a questa siano iscritti il sindaco della cittadina di provincia, il sindaco del capoluogo provinciale, un boss mafioso oggi in carcere duro, il procuratore della repubblica del distretto provinciale e un senatore della repubblica, oggi coordinatore regionale del suo partito politico di appartenenza".

Ebbene, quella provincia è Messina, la cittadina è Barcellona Pozzo di Gotto, la loggia deviata la Corda Fratres e i cinque suoi iscritti sarebbero rispettivamente Candeloro Nania, sindaco di Barcellona, Giuseppe Buzzanca, per la seconda volta sindaco di Messina e già presidente della provincia, Giuseppe Gullotti, boss mafioso barcellonese tra i responsabili dell'omocidio Alfano e amico del boss catanese Nitto Santapaola (oggi detenuto), Franco Nello Cassata, da un anno procuratore generale della repubblica a Messina, e Domenico Nania, senatore della repubblica, cugino dell'attuale sindaco di Barcellona e neo coordinatore del PdL in Sicilia.

Quella descritta dall'avvocato Repici sarebbe una ragnatela tessuta con assoluta precisione su tutto il territorio provinciale (e anche oltre) per intrecciare interessi provenienti da poteri diversi ma convergenti. Grazie a questa ragnatela il potere ufficiale s'incontrerebbe con quello criminale nel silenzio dei giornali locali. A tal proposito Repici ha ricordato le censure applicate dalla ‘Gazzetta del Sud' sulle note che egli mandò pochi giorni dopo il sucidio di Adolfo Parmaliana - il professore universitario che più volte denunciò le responsabilità dei giudici e dei magistrati di Barcellona Pozzo di Gotto e di Messina nel rallentare e ostacolare le indagini sulla mafia locale. "Nino Calarco, direttore della ‘Gazzetta del Sud', mi disse chiaramente che la nota non poteva essere pubblicata per intero perché se i riferimenti a molti magistrati messinesi andavano bene, quelli sul dr. Cassata erano improponibili perché ‘...contro il Dottor Cassata la Gazzetta del Sud non può scrivere niente.'"

A fine serata, se l'avvocato Repici ha affermato che anche in una situazione come quella messinese la parola rimane lo strumento migliore per l'affermazione della legge sull'illegalità e che quindi "se il Procuratore generale di Messina è amico dei mafiosi bisogna dirlo", il suo collega, l'avvocato Biagio Parmaliana, fratello del defunto Adolfo, e presente tra il pubblico, ha affermato che "i cittadini onesti possono andare avanti, provare, insistere, ma se poi la magistratura ed i mass media non fanno il loro dovere tutto sarà inutile".

Articolo e foto di Alessandro Di Maio

Fonte: www.laspecula.com