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La denuncia di Sonia Alfano ad Affari PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Luglio 2009 05:52
Vogliamo proporvi parte dell' intervista rilasciata il 27 Marzo 2009 da Sonia Alfano alla giornalista Floriana Rullo del quotidiano online affaritaliani.it, sul giudice Olindo Canali. In questa intervista Sonia fa delle affermazioni molto forti, non frutto della sua voglia di trovare a tutti i costi,come tanti vorrebbero far interdere, il terzo livello, così come lei lo definisce.

Perché alla luce delle varie inchieste svolte dalle istituzioni, una sopra le altre, " Tsunami", resa pubblica solo dopo che Adolfo Parmaliana, con estremo sagrificio e denuncia, si lasciò cadere nel vuoto.Perché senza quel gesto estremo l'inchiesta "tsunami" non avrebbe mai visto le luci della ribalta pubblica, sperando nella ribalta giudiziaria, non per sete di vendetta, ma per sete di giustizia, di verità, perché chi lotta la mafia non può trovarsi perseguitato dalla stampa, dalla magistratura ed in Italia di esempi in tal senso, ve ne sono una quantità industriale.


Sonia Alfano ha lottato e lotta questa mafia, parlando nelle scuole, con la gente, informando le persone, dicendo ciò che la stampa tace, questo lavoro certosino ha dato i suoi frutti, la gente comincia a capire, questa è la mia lettura personale dell'elezione al parlamento europeeo il 6/7 Giugno 2009.
La Sua elezione ad europarlamentare è la dimostrazione della voglia di cambiamento, della voglia di verità, della voglia di giustizia, Noi in queste battaglie siamo accanto all' on. Sonia Alfano, così come in passato condividevamo lotte, anche se affrontate con modalità diverse, adesso più che mai siamo convinti che taluni sagrifici,in vite umane, non possono e non devono essere vane.

 

Sonia Alfano, che cosa pensa dopo che il pm Olindo Canali ha rivendicato la paternità della lettera anonima presentata in aula durante il processo Mare Nostrum?
"E' l'ennesima conferma di quello che io dico da più di 10 anni agli inquirenti e soprattutto che ripeto nelle sedi giudiziali. Il magistrato Olindo Canali nel delitto di mio padre ha avuto un ruolo criminale. E mi assumo la responsabilità di quello che dico. Sono più di 10 anni che denuncio certi atteggiamenti e sono sempre stata presa per pazza. Nel corso degli anni non so che rilievo abbiano avuto le dichiarazioni che ho reso davanti all'autorità giudiziaria. Ma so che l'atteggiamento di Olindo Canali rivendica un atteggiamento criminale perchè un magistrato che manda lettere anonime, che poi le rivendica, un magistrato che va a pranzo e a cena con il cognato del boss Gullotti e rivendica quest'amicizia io lo ritengo una persona che ha un atteggiamento criminale"

Ma perché questa lettera è stata rivendicata proprio adesso?

"Bhe questo bisogna chiederlo a Olindo Canali. Lui che è stato depositario delle risultanze investigative di mio padre sulla latitanza di Santapaola. Lui che tra le altre cose è stato il primo a sapere, dalla voce di mio padre, dove si trovava Santapaola. Perché lo so, c'ero io a quel colloquio. Eravamo io, lui e mio padre. Senza contarec che è stato il pm che ha coordinato le indagini sul delitto di mio padre. Ed ha rappresentato l'accusa nel suo processo di primo grado"

E quindi qual'è il motivo di questo scritto inviato in anonimato...

"Non lo capisce nessuno. Mi auguro che in Italia si abbia ancora il criterio di capire che c'è gente che aspetta giustizia. A me è stata data solo in parte perché, per noi, le sentenze date dalla Corte di Cassazione sono valide. Ma ora attendiamo giustizia anche nei confronti di questo "Corvo", di questa persona che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo a Barcellona. E che per me è ormai organico a certi sistemi. E poi bisogna ricordarsi che un magistrato per bene non andrebbe mai a pranzo con il cognato del boss. E soprattutto un magistrato per bene non avrebbe mai mandato una lettera anonima durante un processo ma anzi sarebbe andato di persona nelle sedi competenti e avrebbe chiesto di essere ascoltato immediatamente..."

E soprattutto non dopo 16 anni..
"Io a questo punto mi aspetto, non nei miei confronti nè di quelli della mia famiglia, ma in nome di tutti gli italiani che credono nella giustizia che questa persona venga punita e venga censurata. Deve essere messa in carcere per chi ha nascosto o voleva nascondere. Senza considerare che la procura di Messina e dieci volte superiore a quella di Palermo ai tempi del Corvo. E soprattutto mi aspetto, visto il trattamento ricevuto da Apicella che è un magistrato con la M maiuscola che per aver fatto il suo dovere è stato censurato e sospeso dal servizio, che una persona del genere venga messa in carcere e non venga fatta più uscire".

Ma secondo lei cos'è successo veramente?
"Il punto non è ciò che c'è sotto. Le indagini vanno avanti da 6 anni. Sono state aperte nel 2003 dopo le mie dichiarazioni. E si basano soprattutto sugli atteggiamenti tenuti da Canali. Tra le altre cose molte volte ho chiesto il confronto con questa persona. Invece le indagini non sono mai state chiuse ma io non ho mai avuto la possibilità di confronto con Canali"

E intanto il processo è andato avanti...E le sue dichiarazioni?
"Non mi sento di dire che non siano state prese in considerazione. Soprattutto perché ho stima per i magistrati della Dia che hanno lavorato a quel fascicolo. Posso dire solo che il sistema di connivenza che c' è tra la Procura di Barcellona e quella di Messina con una buona parte della Magistratura è possibile. Forse Canali è stato intoccabile, forse ora si è trovato alle strette. Certo è che sta cercando di fare il gioco della mafia mettendo in discussione le uniche verità che ci sono..."

E questa lettera cosa cambia...

"Per me nulla. Canali dice che Pippo Gullotti è stato assolto per tanti delitti e forse condannato per ciò che non ha fatto. Ma lui andrebbe punito proprio per questa frase. Perché se sapeva che Gullotti era stato assolto per tanti delitti perchè è stato zitto? Questo è un fatto gravissimo"

Ma secondo lei la frase scritta dal magistrato può essere vera?
"No, assolutamente. Semplicemente perché la sentenza è abbastanza chiara e articolata e ci sono un sacco di pagine che provano la colpevolezza di Pippo Gullotti".

E quindi non crede nello scritto del magistrato Canali?

"No. Lui continua a fare quello che ha sempre fatto. E cioè stare dalla parte di Cosa Nostra. Perché, nonostante la condanna di Gullotti lui continua a rivendicare nella lettera l'amicizia con il dottor Rugolo con cui andava a pranzo e cena. Rugolo che altro non è che il cognato del Boss Gullotti cioè il fratello di sua moglie nonché il figlio del boss Ciccino Rugolo, ucciso negli anni '80 dalla guerra della mafia"

Ma secondo lei allora quali sono le intenzioni del magistrato?
"Sicuramente quelle della mafia. Non solo. Con la lettera che ha scritto cerca di mettere a rischio le uniche persone che con me si sono battute per trovare e avere verità in questo processo. Che sono l'avvocato Redici e Piero Campagna. Lui ad un certo punto dice che solo loro sanno la verità. Ma allora qual'é la verità? Come fa a dire queste cose? Non si rende conto che ha una toga addosso?"

Ma questo scritto può essere stato dettato dalla paura per Cosa Nostra?

"Chi va a pranzo e cena con Cosa Nostra non ha paura di Cosa Nostra. Quando lui, subito dopo la morte di mio padre, venne a casa mia e, con la lacrima di coccodrillo, mi disse che era tutta colpa sua perché non era stato in grado di proteggere mio padre lo cacciai di casa. Gli dissi di accomodarsi fuori dalla porta perché se quello che diceva era vero in meno di un mese lui avrebbe fatto compagnia a mio padre. Queste le ultime parole che gli ho rivolto"

Ma è ancora vivo...
"Appunto. Certe cose mio padre le aveva dette solo a me e a lui. E io mio padre non l'ho mai tradito. Lascio agli altri trarre le conclusioni..."

 

Fonte: www.affaritaliani.it