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La barbara uccisione del Presidente del Consiglio calabrese Francesco Fortugno ha risvegliato nei giovani calabresi la voglia di liberarsi dalla forte influenza che sul territorio esercita la ‘ndrangheta e mi ha riportato alla mente le lotte intraprese negli anni ’90, dopo le stragi Falcone e Borsellino, per liberare la nostra Sicilia dall’influenza mafiosa. Le manifestazioni degli anni ’90 in Sicilia e quelle più recenti organizzate in Calabria mettono in evidenza la forte voglia di cambiamento che pervade le giovani generazioni del sud Italia, cambiamento che però non sempre viene assecondato da chi ci governa. La lotta alle mafie parte innanzitutto oltre che dal controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine anche dalle leggi ed iniziative che in questo senso vengono intraprese dallo Stato centrale e dagli organi territoriali. I fatti avvenuti negli ultimi anni hanno messo in evidenza come ancora oggi la mafia sia presente sul nostro territorio e di come sia riuscita ad inserirsi nelle stanze dei bottoni come dimostrano le inchieste giudiziarie che negli ultimi anni hanno visto coinvolti numerosi politici siciliani tra i quali lo stesso Presidente della Regione Totò Cuffaro, unico Presidente regionale accusato di associazione mafiosa. Per quanto riguarda la nostra città abbiamo assistito negli ultimi quattro anni ad un escalation di fatti criminosi, scippi, rapine, macchine e negozi bruciati ed a una totale assenza di trasparenza da parte delle Istituzioni locali; appalti truccati sui quali indaga la magistratura, bandi di concorso vinti dai soli volti noti, occupazione abusiva di suolo pubblico, unite alla totale assenza da parte delle Istituzioni e delle forze dell’ordine in quelli che sono definiti i quartieri a rischio, mettono in evidenza la situazione di totale illegalità in cui versa la nostra città. Non è con i raid contro i ragazzi in motorino senza casco, né con la caccia ai ragazzi che si fumano uno spinello ( mentre non si fa niente contro l’aumento dell’uso di droghe pesanti come la cocaina e l’ecstasy), né tanto meno con le “belle parole” usate dal Sindaco Nania durante la manifestazione studentesca che si è svolta dopo il pestaggio e la morte di un ragazzo di 15 anni che la nostra città potrà uscire dalla cappa di illegalità che la soffoca. Come si è ricordato all’iniziativa dell’aprile scorso che a Palermo ha commemorato la figura del segretario del PCI siciliano Pio La Torre ucciso dalla mafia e firmatario della legge sulla confisca dei beni mafiosi, oggi la necessità primaria per la politica siciliana e nazionale è quella di darsi un “codice di autoregolamentazione che escluda dalle liste elettorali chi è stato condannato con sentenza di primo grado per omicidio volontario, lesioni gravi, traffico di droga, estorsione, usura, reati di mafia, i casi di concorso in associazione mafiosa e di favoreggiamento, corruzione, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio. In oltre i partiti si impegnano a valutare e a scegliere candidati esenti da ogni rischio di inquinamento mafioso anche al di là dell’eventuale accertamento giudiziario di responsabilità penali”. Mentre i Democratici di sinistra e la Sinistra giovanile già da tempo hanno adottato questa linea il centrodestra siciliano fa affiggere (a spese dei contribuenti) manifesti 6x3 in cui c’è scritto che “ La mafia fa schifo” ; ma a pensarci bene cari cittadini a far “schifo” è il silenzio che si è registrato da parte del centrodestra, senatore compreso, nei confronti di tale proposta.
Alessandro Torre
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