Home Attivita' Politica 2007 Il Partito Democratico in Sicilia e l'impegno per la legalità contro la mafia: quante cose Veltroni non sa!
Il Partito Democratico in Sicilia e l'impegno per la legalità contro la mafia: quante cose Veltroni non sa! PDF Stampa E-mail
Lunedì 29 Ottobre 2007 00:00

 

Da tempo mi ripromettevo di commentare le primarie del Partito Democratico in Sicilia, ma sia per amore di patria che per una sorta di aborrimento crescente verso la malapolitica che occupa le istituzioni del Nostro Paese, ovviamente con qualche rara eccezione, avevo deciso di emulare qualche illustre maestro convincendomi dell’opportunità dell’assunto “non ti curar di loro, ma guardati e allontanati”. Alla fine, la paura che il mio silenzio potesse essere complice per non aver partecipato a Walter Veltroni, a Rosy Bindi e compagni (anzi ex-compagni) frammenti di illuminanti vicende e il disturbo procuratomi dai tanti che si sono intruppati nel PD e ora hanno difficoltà a fare le riunioni nei salotti buoni piuttosto che nelle ex sedi dei DS, a volte vecchie e scalcinate, in quanto si sentono ospiti del signorotto e quindi con uno scatto di orgoglio vogliono fare nel PD le battaglie moralizzatrici contro gli ex DS che prima non hanno avuto il coraggio di fare, mi hanno indotto a rompere la promessa del silenzio ed a rendere un servizio per amore di verità. Da Aprile a oggi continuo a ricevere lettere, messaggi, sollecitazioni e attestazioni che mi lasciano per un verso felice, per l’altro alquanto incredulo. C’è chi da Misterbianco mi chiede di far applicare il codice etico approvato dai DS nell’ultimo congresso regionale, chi mi fa avere certificati di casellari giudiziari di dirigenti ex-DS oggi forse in carico al PD, chi mi invia delibere sui cimiteri di Messina, chi mi fa avere determine di consulenze orali presso l’ATO ME3, chi mi invia un diagramma con le relazioni parentali degli assunti senza concorso all’ATO ME3, chi mi invia atti di rinvii a giudizio per le vicende Messinambiente ed Ente Porto, chi vuole sapere quanti rinvii a giudizio ha totalizzato l’innominabile e quante complicità mafiose e paramafiose sta attivando per poter beneficiare della prescrizione con la tecnica del rinvio tecnico delle udienze, chi vuole sapere come stanno coloro che hanno paura che lo Tsunami li spazzi via senza poter più contare sulle protezioni catanesi, messinesi e barcellonesi, chi mi invia la trascrizione dell’intercettazione dell’avvocato disonesto che chiama il compare per istigarlo a chiedere un’ennesimo favore alla Procura, chi mi incontra per manifestarmi la preoccupazione che se si andasse al voto anticipato per le regionali il PD in provincia di Messina potrebbe fare eleggere al massimo 3 deputati (uno in meno degli attuali 4 deputati, 2 in quota DS e 2 in quota Margherita) e magari il potente Francantonio Genovese ne farebbe eleggere 2 della ex-Margherita e opzionerebbe anche l’altro in quota ex- DS, chi mi scrive per chiedermi notizie sul trasferimento dei PM Bonardi, Scudieri e De Feis , chi solidarizza con me per aver avuto la risolutezza di lasciare i DS alcuni mesi addietro, chi mi scrive per sapere se ho informato Fassino sulla condizione dei DS a Messina e su talune vicende poco edificanti, chi mi scrive da Acquedolci per dirmi che vuole continuare a fare con me battaglie per la legalità e contro la mafia e così ancora. Basta amici, ex-compagni, estimatori e detrattori, mandati e mandanti, coraggiosi e conigli, pavidi e timidi, buonisti e pagnottisti , non ha senso citare in giudizio oggi la Parmalat perché si creerebbero solo difficoltà al liquidatore, occorreva farlo quando produceva brioches adulterate piuttosto che assaggiarne qualcuna qua e là. E’ necessario avere e/o farsi coraggio e battersi per affermare sempre i propri principi e le proprie idee senza opportunismi e/o tatticismi. Ora dobbiamo focalizzare l’attenzione sul PD siciliano. Alcune vicende e alcune esperienze dirette meritano di essere richiamate per capire la portata del bluff, per cogliere l’ inspiegabile marcia indietro di alcuni soggetti, per spiegare le difficoltà di quanti (e mi riferisco ai papaveri) avrebbero gradito che il PD non si costituisse mai in modo da poter continuare il gioco delle parti a Messina, come a Palermo. Riferisco alcune dichiarazioni/notizie apparse sugli organi di informazione:
a) La Repubblica Palermo 28/10/07, Genovese “Il mio PD? Trasparente e pluralista. …chi sarà (è escluso quindi chi lo è o chi lo è già stato?) coinvolto in vicende penali dovrà fare un passo indietro a tutela della sua immagine e di quella del partito”;
b) La Repubblica Palermo 13/10/07, Genovese “Non ho mai detto che la mafia non esiste , cosa nostra è forte e va combattuta senza tentennamenti: Ricordo che sono stato il primo Sindaco ad aver istituito l’assessorato alla Legalità. Per me questo è stato sempre un argomento prioritario”. Fallica (ex segretario dell’On.le Miccichè) “Lumia, Cracolici e Garaffa si chiedano chi stanno eleggendo a segretario regionale del PD... A Lumia ricordo che ha ritirato la sua candidatura per far spazio proprio a Francantonio Genovese. Adesso, abbia almeno il coraggio di aprire una polemica con l’ ex Sindaco di Messina”;
c) L’ Espresso 04/10/07 “A Messina la mafia non c’è. Al massimo qualche mela marcia assicura il Sindaco Genovese della Margherita". Maurizio Bernava (segretario provinciale CISL) “Qui (a Messina) più che morire si vive di mafia”;
d) Palermo 22/09/07, interevento di Genovese alla convention per il lancio del PD in Sicila alla presenza di Veltroni. Un discorso che non riesco ancora a decifrare - mi rievoca lo stile di Amintore Fanfani, Mariano Rumor e Antonio Gava – infarcito con ripetuti Caro Walter, Cari Amici e Cari Compagni e con proclami forti di questo tenore “Un rinnovato impegno contro la mafia dovrà, quindi, essere fermo (prima è stato mobile?), rigoroso (prima è stato indulgente?), partecipato, in grado di aggredire il radicamento sociale e culturale, il sistema delle collusioni con l’economia, la finanza, la politica e le istituzioni. Solo così riusciremo a fare in modo che la lotta alla mafia diventi finalmente una priorità per tutto il Paese”. Ho avuto un dubbio: sto leggendo il discorso di autoproclamazione del futuro segretario regionale del PD o qualche saggio di Pio La Torre o di Girolamo Li Causi? Potrei continuare con altri articoli e/o dichiarazioni, in particolare gli editoriali di IMGPress che, con grande acume, ripercorrono con assoluto rigore logico e informativo questa effimera vicenda del PD siciliano, ma credo che sia più opportuno riferirsi a tre esponenti politici che hanno un ruolo di primo piano nella più recente storia politica della Sicilia, di Messina e della sua Provincia, del PD, nelle tanto evocate attività contro la mafia e per la legalità e per la moralizzazione della politica: gli On.li Lumia, Genovese e Borsellino. Ciò che riferirò servirà a convincerci che in politica, e in particolare in Sicilia, tra il dire e il fare, anche dei galantuomini, ci sono di mezzo tanta malapolitica e le ragioni della parrocchia. A me, che sono stato tanto vicino all’ On.le Lumia, le affermazioni e i richiami di Fallica, ex-segretario di Miccichè, sul sostegno inspiegabile di Lumia a Genovese causano turbamento e disagio. Fallica centra l’obiettivo: anche Lui rileva una diversa cultura tra Lumia e Genovese in tema di lotta e impegno per la legalità e contro la mafia. Ma allora cosa può dire e pensare di questa triste storia chi ha ascoltato a marzo 07 (solo 6 mesi addietro) nel Salone degli specchi del Palazzo della Provincia l’On.le Lumia tuonare contro le assunzioni natalizie senza concorso all’ ATO ME3 e lo squallore della politica messinese invitando i DS ad assumere posizioni distinte e diverse da quelle riconducibili alla strategia politica del Sindaco Genovese? Ma cosa può dire e pensare chi ha trascorso un caldo pomeriggio del giugno 2005 nell’atrio della Prefettura di Messina nel mentre la Commissione Nazionale Antimafia trattava le vicende che hanno portato allo scioglimento per ingerenza della criminalità organizzata del Consiglio Comunale di Terme Vigliatore e l’On.le Lumia, che aveva sostenuto da tempo l’iniziativa dei DS di Terme Vigliatore, doveva arginare/contrastare la posizione del Sen. Sinisi, parlamentare della Margherita e quindi esponente dello stesso Partito di Genovese e del monocolore che amministrava sotto ingerenze il Comune di Terme Vigliatore? La tensione dell’On.le Lumia quel pomeriggio si stagliava sul suo volto: si stava battendo per una causa giusta e per la quale i Carabinieri e la Prefettura avevano portato tutti i riscontri documentali e qualcuno, per logica di coalizione, lo avrebbe voluto rassegnato al silenzio o magari schierato contro l’evidenza dei fatti. I più pensano, e io non riesco a dargli torto, che Lumia non si sia potuto candidare a Segretario del PD siciliano perché a Roma era stato deciso che la Sicilia doveva essere appannaggio della Margherita. Evviva la democrazia virtuale. Quando l'avvocato Francantonio Genovese dichiara che la legalità e la lotta alla mafia sono una priorità per il PD e chiede di fare un passo indietro a chi è coinvolto in vicende penali potrei dire: non è mai troppo tardi o ancora è bene fare piuttosto che annunciare e ancor più è bene spolverare le proprie suppellettili prima di chiedere agli altri di fare altrettanto. A tal riguardo ricordo una risoluzione dei coordinamenti regionali e provinciali della Margherita del 4 settembre 2004 (Gazzetta del Sud del 5/9/04) con la quale si esprimeva solidarietà e fiducia all’Amministrazione Comunale di Terme Vigliatore che veniva esposta al ludibrio della richiesta di intervento della Commissione Antimafia avanzata dai DS. In data 5 settembre, nella qualità di Segretario dei DS di Terme Vigliatore, inviai una lettera e alcuni documenti all’On.le Genovese, segretario regionale della Margherita, invitandolo a prendere coscienza del pantano protetto che si era formato a Terme Vigliatore e dichiarandomi pronto a un confronto a tutela della politica e della dignità del centrosinistra. Non ebbi alcuna risposta. Il 23 novembre 2004 inviai un’altra nota e altri documenti sull’Affaire delle Ferrovie e sugli aggiornamenti della situazione politica a Terme Vigliatore. Non ebbi alcuna risposta. Il 23 dicembre 2005 il Presidente Ciampi ha sciolto il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore e ha rimosso gli organi amministrativi: non ho registrato alcuna dichiarazione dell’ On.le Genovese, né di assenso né di dissenso, rispetto a tale provvedimento. Credo comunque che l’avvocato Genovese non potesse non essere d’accordo con il rigore etico e i principi di legalità e democrazia e di contrasto della criminalità organizzata richiamati dal Presidente Ciampi nel suo decreto di scioglimento di quel Consiglio Comunale. Evidentemente l’ On.le Genovese, qualche anno prima, quando aveva espresso la solidarietà e la fiducia della Margherita siciliana nei confronti dell’amministrazione comunale di Terme Vigliatore aveva agito per prassi politica, per amore di partito e non per amore di patria che in alcuni casi obbliga al silenzio deferente. A volte si commettono errori per buonismo e a volte per calcolo politico. In occasione delle elezioni per l’Assemblea Regionale siciliana del maggio 2006 ho incontrato l’On.le Rita Borsellino per rappresentarLe lo sconcerto per il fatto che nelle liste che la sostenevano erano stati candidati soggetti rinviati a giudizio per presunti reati contro la pubblica amministrazione e vi erano anche soggetti che avevano ricevuto provvedimenti di esautorazione da ruoli di rappresentanza popolare da parte del Presidente della Repubblica. Candidamente l’On.le Borsellino dichiarò di non saperne nulla di tutto questo, se ne dolse di quanto era accaduto e addossò tutte le responsabilità alle segreterie provinciali dei partiti che avevano definito le candidature. Una risposta in politichese ancor prima di diventare un politico. Alcuni mesi addietro inviai all’On.le Borsellino il codice etico approvato dall’ultimo congresso regionale del DS chiedendone l’estensione e l’applicazione per tutti i partiti dell’Unione. Non è successo nulla. Comunque i tempi cambiano e le posizioni a volte evolvono, mentre in altri casi subiscono un’involuzione. Credo che il PD siciliano, prima di invocare l’istituto della legalità, la questione morale e la lotta alla mafia come suoi elementi distintivi e costitutivi, debba fare tanta chiarezza e aver la forza di compiere scelte coraggiose. Walter Veltroni non si illuda: Lui non conosce la realtà politica siciliana e la sua travagliata genesi. Speriamo che la dichiarazione odierna del segretario Genovese “chi sarà coinvolto in vicende penali dovrà fare un passo indietro a tutela della sua immagine e di quella del partito” produca effetti, altrimenti l’esponente margheritino della zona dei Nebrodi che, qualche settimana addietro, si è dovuto ritirare dalla corsa per le primarie - a seguito di una segnalazione di uno di quei pochi ex-diessini che credevano che la legalità fosse un obiettivo da perseguire realmente - potrebbe ritenere di essere stato utilizzato come agnello sacrificale lasciando indisturbati tanti altri mercanti nel tempio. Un pensiero per finire: la lotta contro la mafia e per la legalità e la questione morale sono temi molto seri, scomodi e impegnativi, la politica oggi è poco seria, comoda ed effimera. Oggi le ragioni della legalità e della politica a me appaiono inconciliabili. Qualche dimostrazione inconfutabile della veridicità di tale assunto è riportata in questo scritto.

Adolfo Parmaliana