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Venerdì 18 Aprile 2003 00:00

Due segnalazioni al Consiglio Superiore della Magistratura coinvolgono il procuratore di Barcellona, Rocco Sisci. Nel mirino i rapporti con Giuseppe Donia e Don Santo Sfameni. Al vaglio le dichiarazioni del pentito Timpani sui contatti con l'imprenditore di Villafranca. E un interrogatorio sull'omicidio Campagna rivela che...

Barcellona.Una denuncia sul tavolo del Csm. Una denuncia con due segnalazioni che piomba a bruciapelo e coinvolge il procuratore della Repubblica di Barcellona, Rocco Sisci. Tirato in ballo per alcuni, presunti collegamenti con due personaggi "scomodi". Rapporti che, secondo alcune dichiarazioni, legherebbero il magistrato a Giuseppe Donia e a Don Santo Sfameni. E' mercoledì 16 aprile, e al Consiglio Superiore della Magistratura vengono spedite due segnalazioni da parte dell'avvocato Fabio Repici.

 

I RAPPORTI CON DONIA. A coinvolgere il magistrato è stato un interrogatorio, quello di Giuseppe Donia (il "falso carabiniere" prima indagato e la cui posizione venne poi archiviata per vicende connesse all'omicidio di Graziella Campagna, avvenuto il 12 dicembre '85 a Villafranca Tirrena), che pochi mesi fa era stato sentito proprio da Repici alla Procura di Patti per fatti legati al delitto. Nel documento inviato a Palazzo dei Marescialli, Repici segnala innanzitutto i rapporti fra Donia e Sisci. Nella denuncia si fa riferimento alla conoscenza tra i due. Tanto che proprio Donia conferma di conoscere il procuratore: «Sì, l'ho conosciuto tramite amici in comune». Il luogo è Scala Torregrotta, paese in cui Donia abitava e dove Sisci ha una villa. Durante l'interrogatorio, salta fuori un altro particolare: è Donia a raccontare che il magistrato avrebbe ricevuto in regalo da lui stesso, una pistola calibro 7,65 nella prima metà degli anni '80, quando all'epoca era sostituto procuratore a Messina. Donia conferma anche di essere stato con Sisci a Monforte Marina, in un luogo isolato dove andava a sparare. In quell'occasione, si recò insieme al procuratore ma anche in compagnia di un direttore di banca. Una vera e propria passione, quella di Donia per le armi. Culminata in ben 140 pezzi da collezione, che dice di aver dovuto vendere per far fronte ai debiti e non subire un fallimento. Donia aveva pure una concessionaria di auto, ma a causa di un raggiro organizzato da due dipendenti di banca di Milazzo ha perso tutto.

I LEGAMI CON DON SANTO. Eppure Beppe Donia è oggi imputato per la vicenda del collaboratore Santi Timpani. Il suo nome è stato fatto dal pentito che ha raccontato agli inquirenti di avere ricevuto da Donia un'arma (alla fine degli anni ‘80). Le dichiarazioni risalgono al '94 . Ed è proprio dalle dichiarazioni di Santi Timpani, che prende forma l'altra segnalazione che coinvolge Sisci, tirato in ballo per presunti rapporti con l'imprenditore di Villafranca Santo Sfameni. E' il 16 luglio 2002, quando Timpani dichiara: «Poco fa ho fatto il nome del dottor Rocco Sisci, sul quale effettivamente sono a conoscenza di fatti che possono avere rilievo per l'Autorità giudiziaria. In particolare, sono a conoscenza dei rapporti fra il dottor Sisci, attuale Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, e Santo Sfameni. Conosco anche il numero di telefono con cui in passato (oltre dieci anni fa) Sfameni poteva contattare il dottor Sisci: si tratta del numero

090/... o 090/..., non sono sicuro sulla cifra finale. Il dottor Sisci, che io vedevo frequentare anche il bar con Santo Sfameni e parlare insieme, è titolare di un appartamento e di una villetta siti a Scala Torregrotta, nei pressi della spiaggia. In uno di tali immobili più volte il dottor Sisci subì un furto e, per recuperare ciò che gli era stato tolto, si rivolse al maresciallo Numa ed a Santo Sfameni, che si rivolsero a me. Effettivamente io gli feci recuperare parte della merce, costituita da capi d'abbigliamento di montone e televisori. Alcuni di questi furti erano stati denunciati».

LA REPLICA. E Sisci? Ammette di avere avuto rapporti con Donia, di avere ricevuto un'arma in regalo, ma precisa: «Da lui, che faceva il concessionario di auto, ho solo acquistato una Panda per conto di mia sorella, e lui al posto dei tappetini, mi regalò una pistola Beretta usata che si e no valeva ventimila lire». Sisci risponde ed è tranquillo. Anche quando si tratta di commentare i suoi presunti rapporti con Santo Sfameni: «Non lo conosco. Lo stesso Sfameni non ha mai ammesso di conoscermi. Quanto alla questione relativa al numero di telefono, semplicemente è falsa. Il mio numero era sulla guida telefonica e quindi chiunque poteva averlo. Il fatto strano, caso mai, è che a ricordare a memoria quel numero è proprio Timpani, che mi ha coinvolto in questa vicenda. D'altronde, che peso si può dare ad un pentito che aveva confessato di aver rubato a casa mia, ma non è stato creduto dai magistrati che addirittura lo hanno assolto?

 

 

IL PERSONAGGIO

Il "colonnello" di Falcone e il suo rapporto con le armi

FALCONE «Le iniziative stravaganti di Donia sono probabilmente dei messaggi che intende mandare a persone a cui è legato da qualche segreto, che non rivela del tutto ma lascia intuire a chi di dovere». Firmato Fabio Repici, l'avvocato che risponde ad un'accusa che Donia gli aveva lanciato contro attraverso una lettera indirizzata al suo studio non più di 15 giorni fa, e nella quale accusa «il ragioniere avvocato Repici, di procedere nonostante l'archiviazione (in relazione al delitto Campagna) con l'accanimento proprio delle guardie rosse di Mao Tse Tung». Ma chi è Beppe Donia? Il Colonnello che ha sempre negato i rapporti pericolosi con Santi Timpani e Gerlando Alberti, imputato per l'omicidio di Graziella Campagna, è un uomo che dice che «questo signore (Timpani) si è inventato tutto. Conosco il suo nome perché da piccolo andava a scuola con mio figlio. Addirittura ha raccontato che gli avrei fornito una pistola prelevata, in sua presenza, dalla cassaforte dell'appartamento in cui vivevo. I miei rapporti con Alberti? Viene riportato in un rapporto di un maresciallo che ho querelato. Segnala un episodico colloquio con Alberti appena fuori dalla soglia dell'unica edicola di Falcone, quando era un libero cittadino e nessuno lo conosceva». Ma perché Donia finisce dentro l'omicidio Campagna? Il suo nome viene fatto perché avrebbe redatto una perizia balistica per capire come sia stata uccisa la ragazza. A chiamarlo per la perizia, era stato Antonio Fortunato, negli anni '80 comandante provinciale dell'Arma e suo amico. Oltre ad essere un collezionista, Donia dice di essere un istruttore di tiro che ha redatto perizie per i tribunali di Modena, Bologna, Reggio Emilia. «Mi disse di andare subito a Villafranca -aveva detto Donia in un'intervista rilasciata a Centonove il 25 ottobre 2002- perché aveva bisogno di comparare reperti balistici e di portare un fucile con munizioni da caccia grossa. Alla stazione, mi ha detto di analizzare alcuni bossoli e fornii le conclusioni. Ecco perché 7 anni dopo, ad un controllo delle armi in possesso, mancarono una decina di munizioni utilizzate per la comparazione e fui sottoposto a processo. Anche in questo caso fui assolto».

Paco Misale - Centonove, 18 Aprile 2003

 

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