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Al Consiglio Superiore della Magistratura Prima Commissione
Oggetto: incompatibilità ambientale del dr. Rocco Sisci, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto
Fin dal maggio 1992, epoca in cui venne istituito il Tribunale di Barcellona P.G., il dr. Rocco Sisci ricopre il ruolo di dirigente della Procura della Repubblica. Nel complesso, pertanto, egli svolge quel ruolo da oltre 10 anni. Per tutto questo tempo il dr. Sisci, pur trovandosi a dirigere un ufficio requirente territorialmente competente su una delle zone siciliane in cui trovano maggiore diffusività pratiche criminali di ogni tipo, a partire dal versante della mafia e da quello - spesso non distante dal primo - dei reati contro la p.a., non ha certo fatto molto per segnalare la propria presenza istituzionale.
Può, anzi, dirsi, come nel tempo hanno potuto osservare tutti i frequentatori degli ambienti giudiziari, che anche la sua presenza fisica nell'Ufficio di Procura non si è caratterizzata per l'immanenza. Il dr. Sisci ha dato notizie di sé molto di più nella veste di esperto delle tradizioni culturali locali (e segnatamente della pesca del pescespada), in occasione della pubblicazione di saggi su quel tema o di pubbliche conferenze in materia, piuttosto che in quella di Pubblico Ministero.Quanto sopra accennato (temi troppo generali per essere affrontati nel presente scritto ma sui quali sono disponibile ad ogni approfondimento) non ha certo giovato alla diffusione, nella coscienza collettiva, dell'immagine di una Procura strenuamente impegnata nella repressione del crimine in un territorio eccezionalmente martoriato dalle attività delittuose e ciò certamente non attribuisce a quell'Ufficio ed al magistrato che lo dirige il necessario prestigio di cui l'ordine giudiziario deve sempre godere. Per dimostrare quanto ora detto basterebbe un accertamento ispettivo sulle attività di quella Procura e del dr. Sisci.
Oltre a ciò, tuttavia, ho avuto conoscenza di specifici elementi di fatto, coinvolgenti il dr. Sisci, che sono ampiamente sintomatici di una incompatibilità ambientale dello stesso a svolgere le funzioni che attualmente gli sono assegnate. Le notizie cui faccio riferimento sono state da me apprese, direttamente o indirettamente, quale difensore di parte civile di un processo in corso di celebrazione innanzi alla Corte di Assise di Messina e riguardante uno dei più importanti e drammatici delitti verificatisi negli ultimi decenni nella provincia di Messina, l'omicidio della diciassettenne Graziella Campagna, per il quale sono imputati, in veste di esecutori materiali, i mafiosi palermitani Gerlando Alberti e Giovanni Sutera. Si tratta, peraltro, di un processo nel quale sono emerse - in modo direi incontrovertibile - incresciose attività di depistaggio istituzionale volte a favorire quei due imputati.
Per venire a ciò che riguarda il dr. Sisci, devo premettere che nel dibattimento relativo al processo per l'omicidio Campagna è emersa la figura di uno strano personaggio, tale Giuseppe Donia, il quale (come l'interessato poi clamorosamente ammise) ebbe un ruolo, mai formalizzato e non risultante dagli atti ufficiali del fascicolo processuale, negli accertamenti balistici ed è stato anche accusato di essere stato strettamente legato a Gerlando Alberti, la cui latitanza al tempo dell'omicidio egli avrebbe, secondo il collaboratore di giustizia Santi Timpani, anche favorito. E' ulteriormente emerso che Giuseppe Donia avrebbe mantenuto negli anni anomali ed inspiegabili rapporti con taluni ufficiali e sottufficiali dell'Arma che nel processo per l'omicidio Campagna si sono messi in evidenza quali responsabili di incredibili depistagli ed anomalie investigative. A seguito di alcune risultanze dibattimentali, Donia, insieme ad un ufficiale e ad un sottufficiale dei Carabinieri, è stato anche indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ipotesi di reato poi archiviata sulla scorta, tuttavia, di una richiesta di archiviazione nella quale il P.M. aveva ritenuta provata l'irrituale partecipazione di Donia alle manovre depistanti poste in essere fin dai momenti immediatamente successivi all'omicidio di Graziella Campagna.
In atto, Giuseppe Donia si trova imputato a Messina in relazione all'episodio riguardante un'arma che sarebbe stata illecitamente consegnata al mafioso, oggi collaboratore di giustizia, Santi Timpani.
Ora, è accaduto che nel mese di luglio del 2002 Giuseppe Donia, a seguito di una trasmissione televisiva, proponesse querela per diffamazione, fra gli altri, contro Piero Campagna, integerrimo appuntato dei Carabinieri e fratello di Graziella Campagna, mio assistito. In tale frangente, ho provveduto a convocare Donia per assumere dallo stesso informazioni, ai sensi dell'art. 391-bis c.p.p., in sede di indagine difensive. A fronte del rifiuto di rispondere rappresentato da Donia, ho proposto, ai sensi dell'art. 391-bis comma 10 c.p.p., al P.M. di Patti, titolare delle indagini, di convocare Donia alla sua presenza perché egli fosse costretto a rispondere alle mie domande. Ciò effettivamente è avvenuto alla fine del mese di gennaio 2003. In quell'occasione Donia, che ha riferito di aver conosciuto il dr. Sisci all'inizio degli anni ‘80 quando questi era Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina, in virtù di amicizie comuni, ha aggiunto una circostanza che a parere di chi scrive riveste imponente importanza. Il dr. Sisci, infatti, secondo quanto riferito da Donia, nella prima metà degli anni '80 avrebbe ricevuto in regalo proprio da Donia una pistola 7,65. Addirittura, sempre secondo quanto detto da Donia, il dr. Sisci in un'occasione si sarebbe recato in compagnia di Donia ad esercitarsi al tiro con armi da fuoco, non in un regolare poligono bensì in un luogo isolato sito in territorio del comune di Monforte. Entrambi tali episodi si sarebbero verificati fra Scala Torregrotta e Monforte, ovvero all'interno del territorio circondariale su cui il dr. Sisci opera nella veste di Procuratore della Repubblica.
Sempre nell'ambito del procedimento per l'omicidio di Graziella Campagna il 16.7.2002, dietro autorizzazione del Magistrato di Sorveglianza di Palermo, ho assunto, ai sensi dell'art. 391-bis c.p.p., informazioni dal detenuto collaboratore di giustizia Santi Timpani. In tale occasione, Timpani, fra le molteplici notizie fornite ha segnalato la propria conoscenza diretta circa gli stretti rapporti che avrebbero legato insieme il dr. Sisci ed il boss mafioso Santo Sfameni. Timpani ha inequivocabilmente affermato di essere stato testimone oculare di incontri fra il dr. Sisci ed il boss mafioso Sfameni, segnalando anche il numero di telefono mediante il quale Sfameni poteva mantenere i contatti con il dr. Sisci ed aggiungendo, addirittura, di essere stato interpellato dal capomafia per conto del dr. Sisci al fine di recuperare i beni sottratti al magistrato in occasione di un furto. Più precisamente, così si è espresso il collaboratore di giustizia: "Poco fa ho fatto il nome del dr. Rocco SISCI, sul quale effettivamente sono a conoscenza di fatti che possono avere rilievo per l'A.G.. In particolare, sono a conoscenza dei rapporti fra il dr. SISCI, attuale Procuratore della Repubblica di Barcellona P.G., e Santo SFAMENI. Conosco anche il numero di telefono con cui in passato (oltre dieci anni fa) SFAMENI poteva contattare il dr. SISCI: si tratta del n. 090/9981444 o 090/9981441, non sono sicuro sulla cifra finale. Il dr. SISCI, che io vedevo frequentare anche il bar con Santo SFAMENI e parlare insieme, è titolare di un appartamento e di una villetta siti a Scala Torregrotta, nei pressi della spiaggia. In uno di tali immobili più volte il dr. SISCI subì un furto e, per recuperare ciò che gli era stato tolto, si rivolse al m.llo NUMA ed a Santo SFAMENI, che si rivolsero a me. Effettivamente io gli feci recuperare parte della merce, costituita da capi d'abbigliamento di montone e televisori. Alcuni di questi furti erano stati denunciati".
In definitiva, alla luce di quanto sopra segnalato, il dr. Sisci avrebbe avuto inspiegabili rapporti con un personaggio, Giuseppe Donia, indicato quale amico dei mafiosi e autore di taluni depistaggi delle indagini sull'omicidio processo, e avrebbe avuto rapporti con il boss mafioso Sfameni, esponente di spicco della criminalità organizzata operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina, cioè proprio quella di competenza della Procura di Barcellona P.G. Le circostanze di cui sopra, peraltro, sono emerse in procedimenti giudiziari noti a molte parti, uno dei quali, anzi, si trova in fase dibattimentale e ciò ha senz'altro comportato un'abbondante diffusione delle notizie relative al dr. Sisci. Ciò, senz'altro, induce a ritenere non più procrastinabile il trasferimento del dr. Sisci, attesa la situazione di incompatibilità ambientale in cui egli si trova.
Rimango, naturalmente, a disposizione del Consiglio Superiore della Magistratura per ogni chiarimento che dovesse essere ritenuto utile sui fatti sopra narrati.
Con osservanza.
Monza, 16 aprile 2003
Fabio Repici
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