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Pubblichiamo l'interpellanza urgente dell'On. Antonio Di Pietro sulla nomina del Dott. Antonio Franco Cassata a Procuratore Generale con la "burocratica" risposta del Ministro e la sagace replica dell'On.le Di Pietro. Il commento può essere fatto autonomamente da ogni lettore, noi al momento ci limitiamo solo a chiederci: è questa la giusitizia che si vuole nella provincia di Messina ?"
Riportiamo di seguito la versione stenografica della XVI Legislatura, Seduta n. 28 di giovedì 3 luglio 2008
(Orientamenti del Ministro della giustizia in merito al concerto da esprimere per la nomina del dottor Antonio Franco Cassata a procuratore generale presso la corte di appello di Messina - n. 2-00070)
PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00070, concernente orientamenti del Ministro della giustizia in merito al concerto da esprimere per la nomina del dottor Antonio Franco Cassata a procuratore generale presso la corte di appello di Messina (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti).
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, stiamo parlando della futura nomina a procuratore generale presso la corte di appello di Messina del dottor Antonio Franco Cassata, nei confronti del quale, nel maggio 2008, la competente commissione del CSM ha proposto la nomina ed oggi il Ministero della giustizia è chiamato ad esprimere il proprio concerto. Vorremmo, da questi banchi, fare alcune «fotografie» e, con una sequenza quasi fotografica, illustrarvi chi è il dottor Antonio Franco Cassata, affinché voi, nella vostra responsabilità, possiate decidere se dare o meno il concerto alla nomina a procuratore generale presso la corte di appello di Messina di tale magistrato. Abbiamo molto rispetto della magistratura e di tutti i suoi componenti, l'abbiamo sempre difesa, però riteniamo che sia necessario che, quando si occupano cariche di questo genere, chi deve assegnare questo incarico, deve prendere atto non solo dei fatti soggettivi che riguardano la persona, ma anche dell'ambiente in cui egli viene a trovarsi ad operare e delle eventuali incompatibilità o inopportunità che questa nomina possa essere effettuata. Pertanto, permettetemi di fare alcune «fotografie» della situazione che, lì, si sta verificando: chi è il dottor Antonio Franco Cassata? Egli si trova alla procura generale di Messina, dove svolge funzioni di sostituto dal 1989; da sempre si trova lì e da sempre svolge, appunto, attività di pubblico ministero alla procura generale. Egli è stato anche già, per molto tempo, presidente di un circolo culturale a Barcellona Pozzo di Gotto, che si chiama Corda fratres: un circolo culturale di cui è stato presidente e, per sua stessa ammissione, il principale animatore; un circolo culturale che era ben frequentato: era frequentato da importanti esponenti della massoneria, della realtà che conta nel luogo ed anche da tale Giuseppe Gullotti. Giuseppe Gullotti non è un personaggio qualsiasi; è un boss incontrastato della mafia barcellonese, che è anche il mandante (riconosciuto con sentenza passata in giudicato, mica si manda a dire!) dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto l'8 gennaio 1993. Tale Giuseppe Gullotti, appunto, era anch'egli socio e frequentatore di questo circolo culturale. Oddio, lo stesso circolo culturale Corda fratres era frequentato anche da un altro socio importante, tale Rosario Cattafi - lo ricordo anch'io, pensi un po', nelle mie indagini - già indagato dalla procura della Repubblica di Caltanissetta nell'indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via d'Amelio, ma, soprattutto, destinatario nel 2000 della misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, con provvedimento definitivo. Perché ha ricevuto tale misura antimafia? Perché Cattafi aveva legami accertati con «piccoli» personaggi: Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda, Giuseppe Gullotta e altri ancora, tutti boss di buon calibro. Questo è l'ambiente in cui si trova ad operare e a fare anche circolo culturale il dottor Antonio Franco Cassata. Lo ripeto, egli gestisce anche un museo etno-antropologico a Barcellona Pozzo di Gotto, una realtà che riceve finanziamenti dalla regione Sicilia, dal comune di Barcellona Pozzo di Gotto e dalla provincia di Messina; insomma, riceve finanziamenti da enti importanti i cui rappresentanti e dirigenti operano nel territorio dell'ufficio giudiziario. Ci si chiede se possa essere assegnato un ruolo a chi esercita attività in un museo etno-antropologico, per cui riceve da parte di enti finanziamenti che devono essere controllati anche dalla magistratura. Ma vediamo un'altra «fotografia». Il dottor Cassata ha uno strano comportamento durante la latitanza di Giuseppe Gullotti (lo ricordate? È il mandante dell'omicidio di Beppe Alfano). Nel settembre del 1994 il dottor Cassata viene avvistato da due carabinieri mentre conversa in strada con una signora che si chiama Venera Rugolo: è la figlia di Francesco Rugolo, ma, soprattutto, è la moglie di Giuseppe Gullotti, cioè è la moglie del mandante dell'omicidio di Beppe Alfano. Nei giorni successivi il dottor Cassata, presso il proprio ufficio, esercita pressione nei confronti dei due carabinieri, affinché la loro relazione di servizio venga soppressa: ne nasce un'indagine. Sia chiaro, il dottor Cassata ammette l'incontro con la moglie di Gullotti, ma dice: «ma no, si trattava di un fatto occasionale, abitiamo tutti lì in paese! Stava lì con il bambino nella carrozzina e io ho dato una carezza al neonato». Gli accertamenti successivi del Consiglio superiore della magistratura hanno permesso di accertare - per affermazione dei due carabinieri nell'esercizio delle loro funzioni - che quando il dottor Cassata colloquiava con Venera Rugolo si trovavano da soli e non vi era alcuna carrozzina. Non sappiamo di cosa parlassero, non vogliamo accusare nessuno, ma certamente vogliamo illustrarvi il quadro di relazioni e la situazione ambientale in cui egli da tempo si trova. Non faccio alcuna accusa (anche se poi chiederemo qualcosa di specifico), ma vi invitiamo a riflettere sull'opportunità che, in un contesto così delicato e in una realtà territoriale così martoriata, persone con tali frequentazioni possano poi assumere il ruolo di procuratore generale. Vi illustro qualche altra «fotografia». Nel 1974 il dottor Cassata è protagonista di un viaggio in auto a Milano. Non va da solo, ma in compagnia di un certo Giuseppe Chiofalo: anch'egli è un boss della mafia. Non lo sostiene una persona qualsiasi, lo fa rilevare inizialmente un senatore che conosce entrambi, Carmelo Santalco, e poi lo stesso Chiofalo, messo alle strette, il 20 febbraio del 2004, quando viene sentito dal tribunale di Catania, ammette che, in effetti, quel viaggio vi è stato. Vi invito a riflettere, quindi, prima di prendere una decisione di questo genere, e, anzi, vi vorrei illustrare anche qualche altra «fotografia». Nel 1998, il dottor Cassata esercitava pressioni presso un altro magistrato del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, il dottor Daniele Cappuccio. Cosa chiede, egli più anziano, a questo magistrato Daniele Cappuccio? Gli chiede di fargli il favore di rinviare la trattazione dell'udienza preliminare a carico di un certo Giuseppe Cannata. Chi è Giuseppe Cannata? È un consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, quel comune da cui riceve i finanziamenti l'ente culturale di cui ho parlato. Perché deve rinviare l'udienza preliminare (questo Giuseppe Cannata è sotto processo)? Perché, nel frattempo, Cannata deve essere nominato vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Cassata, quindi, chiede a Cappuccio di fargli il favore di rinviare l'udienza, in modo da far prima diventare Cannata vicepresidente del consiglio comunale, e poi, eventualmente, di rinviarlo a giudizio. Per l'amor di Dio! La discrezionalità delle scelte rimane in mano ai magistrati, ma mi chiedo sempre se è opportuno, in questo momento, affidare l'incarico di procuratore generale a una persona che, nell'ambiente in cui si trova ad operare, ha queste rappresentazioni. Vi illustro un'altra «fotografia», che risale al 1997 e che risulta da un'intercettazione di una conversazione telefonica (a proposito di conversazioni telefoniche, sulle quali si dice che non si deve più sapere nulla: non avremmo conosciuto questa vicenda). C'era una vicenda giudiziaria che riguardava un carabiniere che faceva da autista al dottor Cassata. Quest'ultimo va da un ufficiale dei carabinieri e gli dice di cercare di frenare le indagini sul suo autista; anzi, siccome c'era un denunciante, egli direttamente interloquì con un complice del suo autista, prospettandogli la necessità di intimidire il denunciante. Dice al complice del suo autista, del suo carabiniere, di andare a intimidire il denunciante del carabiniere, in modo che la smetta di denunciarlo. In effetti, il suo interlocutore, quello cui si rivolge, segnalandogli l'opportunità di intimidire il teste, il denunciante, va a intimidirlo. Il denunciante non si intimidisce e va dai magistrati; denuncia questa intimidazione e questa persona patteggia la pena per il reato di minacce nei confronti del denunciante di questa vicenda. Vale a dire, Cassata si fa promotore di dire ad una persona sottoposta ad indagine di andare da chi lo denuncia a fargli capire che è meglio che la smetta; questo ci va, i fatti accertano che vi è stata minaccia e quello che ha minacciato patteggia. Certo, non vogliamo nasconderci che il 21 maggio 2002, su La Gazzetta del Sud, un giornale locale, viene riportata la notizia che Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata (Gullotti era quello che era socio, con Cassata, del famoso circolo culturale Corda fratres). Questa notizia viene fuori perché, in dichiarazione spontanea, il giorno prima, al tribunale di Catania, Luigi Sparacio, quell'altro boss di cui parlavamo prima, affermava che il dottor Cassata era inavvicinabile e per questo Gullotti nel 1990 lo voleva uccidere; tutto ciò che si raccontava, quindi, era falso, perché - pensate un po' - Sparacio, spontaneamente, ha detto che Cassata non era amico di Gullotti, tanto che Gullotti lo voleva uccidere! Sennonché - questo è un fatto di cui neanche aveva avuto conoscenza il Consiglio superiore della magistratura, quando ha proceduto, ex articolo 2, per poi archiviare, nei confronti di Cassata - si accertò che le dichiarazioni spontanee, precedentemente rese nel processo a carico, fra gli altri, di diversi magistrati, tra cui il magistrato Lembo, difeso dallo stesso Cassata in ambito disciplinare, erano false. Insomma, queste le testuali dichiarazioni di Sparacio nel corso del verbale di udienza del 5 novembre 2004: «Se ho fatto quelle dichiarazioni, cioè se ho detto che Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata, era per mandare messaggi. Non è vero: volevo mandare un messaggio».
PRESIDENTE. La invito a concludere.
ANTONIO DI PIETRO. Capisco che mi devo avviare alla conclusione; avrei molte altre cose da dire. Tante altre «fotografie» si possono dare di questa realtà fattuale. Una per tutte: bisognerebbe rileggere il dialogo tra Sonia Alfano e un ministro al di sopra di ogni sospetto, in cui si racconta di quanto sia stato difficile il lavoro di un altro magistrato, il giovane sostituto procuratore De Feis, che insieme a un giovane ufficiale dei carabinieri, tale Cristaldi,...
PRESIDENTE. La invito nuovamente a concludere.
ANTONIO DI PIETRO. ...ha tentato di fare chiarezza in quel territorio; l'unica cosa che hanno ottenuto è che sono stati trasferiti. Allora, mi chiedo e le chiedo, riservandoci di fare ulteriori «fotografie» di questa realtà: in una situazione così delicata, in situazione così compromessa, è davvero necessario o piuttosto è inopportuno (come noi pensiamo) nominare procuratore generale della corte d'appello di Messina Antonio Franco Cassata? Come intende valutare tutti gli elementi di cui oggi ci facciamo carico di dare segnalazione? E, in particolare...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Di Pietro.
ANTONIO DI PIETRO. Ho concluso. Vorrei soltanto dire che, in particolare, chiediamo se non ritenga doverosa l'adozione di un'attività ispettiva presso gli uffici giudiziari suddetti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha facoltà di rispondere.
MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, gli interpellanti traggono argomento dalla recente proposta della quinta commissione del CSM di nominare il dottor Antonio Franco Cassata procuratore generale presso la corte d'appello di Messina, per porre in evidenza talune circostanze emerse nell'ambito di un procedimento avviato nei suoi confronti ai sensi dell'articolo 2 del regio decreto n. 511 del 1946. Tali circostanze, secondo gli interpellanti, pur non essendo state ritenute dall'organo di autogoverno tali da giustificare il trasferimento d'ufficio del dottor Cassata per incompatibilità ambientale (il procedimento è stato, infatti, definito nel 2003 dal plenum del CSM con l'archiviazione su proposta conforme della prima commissione), non possono tuttavia - essi dicono - non destare apprensione. Esse, infatti, sarebbero indicative di una possibile contiguità tra il dottor Cassata, nella sua qualità di sostituto procuratore generale presso la corte d'appello di Messina, con esponenti della criminalità organizzata. In particolare, dette circostanze sono emerse nel corso di un'audizione resa il 6 novembre 2001 dinanzi alla prima commissione referente del Consiglio superiore della magistratura dall'avvocato Ugo Colonna, il quale riferiva, tra l'altro, di illecite pressioni e di rapporti del dottor Cassata con esponenti della criminalità organizzata di Barcellona Pozzo di Gotto e, in particolare, con il boss Giuseppe Gullotti, ritenuto il capo delle cosche di quella città. Tali dichiarazioni hanno dato origine al procedimento penale n. 478 del 2002 a carico del dottor Cassata per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale, definito però con decreto di archiviazione del GIP di Reggio Calabria il 18 aprile 2002 in accoglimento della richiesta formulata dalla locale procura distrettuale. Nella parte espositiva dell'interpellanza vengono, inoltre, stigmatizzate alcune condotte poste in essere dal dottor Cassata riconducibili, da un lato, ad illecite frequentazioni dello stesso e, dall'altro, ad illecite pressioni esercitate nei confronti di colleghi. Con riferimento alla prima tipologia di comportamenti, gli interpellanti ricordano, in primo luogo, che «il boss incontrastato della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti, al momento in cui si rese responsabile quale mandante (come riconosciuto con sentenza passata in giudicato) dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano avvenuto a Barcellona Pozzo di Gotto l'8 gennaio 1993, era socio e frequentatore del circolo culturale Corda Fratres, del quale il dottor Cassata, già presidente, era per sua stessa ammissione il principale animatore». Tale circostanza è stata recisamente negata dal dottor Cassata, il quale - come segnalato dal PM di Reggio Calabria nella richiesta di archiviazione datata 5 aprile 2002 - ha per contro dichiarato di non sapere che Gullotti, «iscritto alla Corda Fratres nell'anno 1980, quando era celibe, incensurato e studente universitario, fosse mafioso»: ciò sino al 1993, anno in cui «provvide immediatamente alla sua espulsione dal circolo», atteso il contenuto di una relazione della Commissione parlamentare antimafia che lo indicava come personaggio emergente della mafia barcellonese. Il Gullotti, all'epoca libero e non ancora indagato, avrebbe assunto il comando di un clan dopo l'arresto di tale Carmelo Mirone. Del resto, come è stato osservato nella menzionata richiesta di archiviazione, l'assunto difensivo del Cassata è stato ritenuto credibile, apparendo inverosimile ipotizzare che il dottor Cassata, ove consapevole della caratura criminale del Gullotti, potesse aver attivato legami con un personaggio appartenente alla criminalità organizzata dando agli stessi il carattere dell'ufficialità attraverso l'iscrizione ad una associazione pubblica da lui presieduta. Né sembra indurre ad una diversa conclusione l'ulteriore circostanza, riferita dagli interpellanti, secondo cui, «durante la latitanza di Giuseppe Gullotti, sottrattosi ad una misura cautelare emessa nel procedimento relativo all'omicidio Alfano, il dottor Cassata, nel settembre 1994, era stato avvistato da due carabinieri mentre conversava in strada con Venera Rugolo, moglie di Giuseppe Gullotti». Sempre secondo gli interpellanti, nei giorni successivi a quell'incontro con la moglie del Gullotti, il magistrato avrebbe esercitato pressioni nei confronti di uno dei due carabinieri che avevano redatto al riguardo apposita relazione di servizio per ottenerne la distruzione. Tale incontro infatti, come osservato dal PM di Reggio Calabria, non sembra indicativo di alcunché: lo stesso dottor Cassata lo ha in effetti ammesso, facendo peraltro presente che esso fu del tutto occasionale, in quanto la Rugolo all'epoca gestiva due negozi che si trovavano ai lati della sede di ingresso della Corda Fratres; il magistrato ha, inoltre, precisato di essersi trovato solo e senza scorta perché poteva fruire della tutela solo per gli spostamenti di ufficio. Tale circostanza è stata confermata dal maresciallo dei carabinieri Antonino Campolo, autore della relazione di servizio di cui sopra si è detto. Questi ha, infatti, riferito che la relazione fu redatta per finalità cautelative, in quanto il magistrato era privo di tutela, e di aver spiegato ciò allo stesso magistrato, che si era in un primo momento rammaricato per quella relazione, non avendone compresa l'esatta ragione. La tesi difensiva della occasionalità ha trovato il necessario riscontro proprio in considerazione dell'obiettiva vicinanza fra i due negozi gestiti dalla donna e la sede dell'associazione culturale, nonché nel fatto che l'ormai nota estrazione criminale del Gullotti avrebbe consigliato ogni cautela nell'accettare frequentazioni pubbliche nel centro cittadino con la moglie di un pericoloso boss. Tuttavia, ciò che ha indotto l'autorità giudiziaria a ritenere del tutto infondati i sospetti di una possibile contiguità del dottor Cassata con ambienti malavitosi è la deposizione resa dal dottor Marcello Minasi, sostituto procuratore generale presso la corte d'appello di Messina, incaricato della trattazione del processo d'appello relativo all'omicidio del giornalista barcellonese Giuseppe Alfano. Tale magistrato ha, infatti, dichiarato di essere riuscito ad ottenere la condanna di Giuseppe Gullotti, assolto in primo grado, proprio grazie alle informazioni fornitegli dal collega Cassata, il quale gli aveva fatto notare come la causale mafiosa del delitto fosse riconducibile al Gullotti, all'epoca dei fatti unico capomafia barcellonese, essendo priva di fondamento la tesi, accolta dal giudice di primo grado, secondo cui vi sarebbero stati più capi in contrasto tra loro, essendo in realtà costoro, all'epoca del delitto, detenuti o defunti. Dalla deposizione del dottor Minasi è inoltre emerso che, in occasione della presentazione del libro dal titolo Gli insabbiati di Luciano Mirone, il dottor Cassata rivolse al collega Minasi un pubblico elogio perché era riuscito a far arrestare e condannare il Gullotti quale mandante dell'omicidio del giornalista Alfano e, per tale motivo, aveva rilasciato ad un quotidiano locale dichiarazioni di compiacimento proprio all'indomani della sentenza. A questo proposito, il dottor Minasi ha ricordato di aver ringraziato il dottor Cassata per il suo sostegno, invitandolo però nel contempo ad una maggiore cautela visto che risiedeva nella stessa città controllata dal Gullotti. Non a caso il dottor Cassata, come riferito dagli interpellanti, avrebbe prodotto al CSM un articolo apparso il 21 maggio 2002 su La Gazzetta del Sud dal titolo: «Gullotti voleva la morte del procuratore generale Cassata». Tale articolo riportava le dichiarazioni spontanee rese il giorno prima al tribunale di Catania da tale Luigi Sparacio nel corso del processo a carico, tra gli altri, del magistrato Giovanni Lembo e, alla luce di quanto sin qui evidenziato, la successiva ritrattazione da parte dello Sparacio non rende per ciò solo poco credibile la reale esposizione del Cassata a pericoli per la sua incolumità personale. Secondo gli interpellanti, inoltre, il predetto magistrato avrebbe avuto contatti anche con altri esponenti della criminalità organizzata barcellonese, tra cui Rosario Cattafi, già indagato dalla procura della Repubblica di Caltanissetta nell'ambito dell'indagine sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e via D'Amelio, e Giuseppe Chiofalo, con il quale il dottor Cassata avrebbe condiviso un viaggio in auto a Milano nel 1974. In particolare, nell'atto di sindacato ispettivo si sottolinea l'esistenza di un presunto collegamento tra il dottor Cassata ed il Cattafi, visto che anche quest'ultimo era socio della Corda Fratres. Tuttavia, tale circostanza è risultata infondata: infatti, come accertato ed evidenziato dalla procura distrettuale di Reggio Calabria nella successiva richiesta di archiviazione avanzata in data 14 maggio 2002 all'esito del procedimento penale n. 1796 del 2002 originato dalla riapertura delle indagini autorizzate dal GIP con provvedimento del 24 aprile 2002, Cattafi Rosario Pio, personaggio gravato da precedenti penali anche di natura associativa, «non risulta iscritto al circolo Corda Fratres». Il procedimento in questione è stato, pertanto, definitivamente archiviato con decreto del GIP il 28 maggio 2002. Quanto, poi, al presunto viaggio in auto con il boss Chiofalo, si deve rilevare che l'episodio è stato riferito in un esposto, risultato generico e privo di concreti riscontri, del senatore barcellonese Carmelo Santalco, il quale ha altresì fatto presente che il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla regione siciliana e da enti locali, quali il comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la provincia di Messina, operanti proprio nel territorio dell'ufficio giudiziario di pertinenza di detto magistrato. Si deve rilevare che l'esposto in questione è stato archiviato dalla procura generale della Corte di Cassazione, «non essendo emersi, in seguito agli accertamenti compiuti, comportamenti non dovuti, pregiudizievoli per il prestigio dell'ordine giudiziario». Il procuratore generale di Messina ha al riguardo osservato di non poter escludere che la causa dell'accanimento dell'esponente nei confronti del dottor Cassata sia da individuare nel risentimento per mancati interventi a favore del figlio, coinvolto nel maxiprocesso cosiddetto «Mare Nostrum». Risulta, peraltro, documentato che la realizzazione del museo di cui sopra si è detto è, in realtà, da attribuire al padre del dottor Cassata, avendone quest'ultimo proseguito l'arricchimento con nuove acquisizioni e nuove iniziative e che i contributi, successivi all'edificazione del museo ed al suo allestimento,sono stati destinati esclusivamente al funzionamento di tale struttura. Gli interpellanti si soffermano, infine, su alcune pressioni a loro dire esercitate dal dottor Cassata nei confronti di colleghi e, in particolare, dei dottori Daniele Cappuccio e Andrea De Feis, rispettivamente GUP e PM presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, nonché nei confronti del titolare - identificato nel dottor Siciliano - del procedimento penale riguardante «un carabiniere che al tempo gli faceva da autista», il carabiniere Napolitano. In particolare, quanto al primo episodio, dalle stesse dichiarazioni del dottor Cappuccio è emerso che il dottor Cassata ebbe a chiedergli, nel 1998, il differimento oltre l'estate di un processo che riguardava due imputati di estorsione per fatti non connessi alla criminalità organizzata, al fine di non pregiudicare uno dei due imputati, tale Cannata, che era in procinto di assumere un incarico presso il consiglio comunale. Tale vicenda è stata ritenuta dalla competente autorità giudiziaria penalmente irrilevante, non essendo in alcun modo sintomatica di una eventuale contiguità del dottor Cassata con il Gullotti o con altri esponenti della criminalità organizzata locale in quanto, come sottolineato dallo stesso dottor Cappuccio, i due imputati non risultavano coinvolti in reati di mafia. Sul piano strettamente disciplinare, si segnala che la vicenda è stata anche oggetto di un'inchiesta amministrativa disposta dal Ministro pro tempore in data 16 ottobre 1998, all'esito della quale si è disposta l'archiviazione, su conforme parere dello stesso ispettorato generale, in quanto il comportamento tenuto dal magistrato, ancorché inopportuno, non aveva integrato un'ipotesi di interferenza disciplinarmente rilevante, dovendosi intendere per tale, secondo una consolidata giurisprudenza, una condotta non occasionale, tale da realizzare una forma di pressione psicologica sul collega interessato, volta ad ottenere un provvedimento «favorevole» alla parte: ipotesi non verificatasi nel caso di specie. Analoghe considerazioni possono valere anche con riferimento agli altri due episodi citati dagli interpellanti, ove ugualmente non è stata rilevata un'ipotesi di interferenza disciplinarmente rilevante. In particolare, il dottor Cassata avrebbe esercitato delle pressioni sul dottor De Feis, all'epoca dei fatti magistrato delegato ad una indagine relativa all'amministrazione comunale di Terme Vigliatore, perché non venisse formalmente acquisita agli atti del procedimento penale un'informativa del 29 aprile 2005 dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla quale potevano emergere elementi coinvolgenti il dottor Olindo Canali, magistrato in servizio presso la medesima procura di Barcellona Pozzo di Gotto. In relazione a tale episodio, alla luce della ricostruzione compiuta dall'ispettorato generale, non sono stati ravvisati profili di possibile rilievo disciplinare. Infatti, si deve in primo luogo segnalare che nessun addebito è emerso a carico del dottor Canali e, inoltre, quanto al dottor Cassata, lo stesso dottor De Feis, in occasione della sua escussione innanzi alla procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha chiarito che si trattò di un incontro del tutto informale ed occasionale cui parteciparono egli stesso, il procuratore capo, il dottor Cassata ed il dottor Canali. Nel corso dell'incontro si discusse sull'opportunità di acquisire agli atti l'informativa della polizia giudiziaria. Il dottor De Feis ha testualmente precisato come, nell'occasione, il dottor Cassata si fosse rivolto a lui con tono «... certamente non intimidatorio in senso diretto», quanto piuttosto «... sgradevole ... e comunque invadente ...» e come la sua opinione contraria all'acquisizione dell'informativa, anche per la parte riguardante il dottor Olindo Canali, avesse avuto carattere eminentemente tecnico e di opportunità e fosse, quindi, priva di connotati di interferenza od intimidazione. La vicenda è stata, pertanto, valutata in senso liberatorio dalle competenti articolazioni ministeriali ed archiviata dal Ministro pro tempore il 26 marzo 2008. Quanto, infine, all'ultimo episodio, relativo ad una presunta interferenza del dottor Cassata nella vicenda giudiziaria concernente il suo autista, il carabiniere Napolitano, nel decreto di archiviazione emesso dal GIP di Reggio Calabria del 21 giugno 2002 (su conforme richiesta della locale procura) viene sottolineato che si è trattato, in sostanza, «di un interessamento del Cassata, animato da sentimenti di familiarità nei confronti del carabiniere Napolitano (del quale fu anche testimone alle nozze), al solo scopo di comporre una vicenda nata da alcune denunce sporte nei confronti del Napolitano a seguito di una relazione extraconiugale che questi aveva intrattenuto con altra donna. Giova ricordare - aggiunge il GIP - che qualsivoglia interessamento del Cassata non può comunque che essere interpretato nell'ottica del benevolo rapporto umano instauratosi con il carabiniere, e non certo di una illecita strumentalizzazione dei suoi poteri, essendo, peraltro, risultato pienamente improduttivo; il Napolitano fu poi condannato con decreto penale esecutivo per il reato di cui all'articolo 660 del codice penale, come egli stesso dichiara, e fu trasferito d'ufficio». Alla luce di quanto sino ad ora riferito, non può che osservarsi che le vicende menzionate dagli interpellanti sono già state tutte ampiamente valutate in senso liberatorio sia in sede penale, sia in sede disciplinare e che, per converso, la prospettazione dei fatti delineata nell'atto di sindacato ispettivo è stata smentita dalle risultanze documentali acquisite ed è risultata priva di concreto riscontro. Al riguardo, si richiamano testualmente le considerazioni svolte dal GIP di Reggio Calabria nel decreto di archiviazione del 18 aprile 2002 in merito ai rapporti intercorsi tra il dottor Cassata e l'avvocato Ugo Colonna, le cui dichiarazioni hanno dato adito al sospetto di una possibile contiguità tra il primo e la criminalità organizzata barcellonese: «(...) le numerose notizie date sul suo conto sono state smentite, altre ancora sono rimaste prive di adeguato riscontro. Del resto, i contrasti tra il dottor Cassata e l'avvocato Colonna risultano pacifici (...). Ciò può aver determinato un'enfatizzazione delle notizie, spesso vaghe, di seconda mano, generiche, apprese dall'avvocato Colonna, con conseguente debolezza del quadro d'insieme dei suoi rilievi». Conclusivamente, sulla base di tali considerazioni, non possono esservi margini per una nuova valutazione di carattere disciplinare delle circostanze sopra riferite e risultate prive di fondamento. In definitiva, onorevole Di Pietro, lo sviluppo delle fotografie dei fatti (come lei dice) non sembra definire lo stesso quadro di eventi. Comunque, per un'ulteriore valutazione di tali circostanze, da compiere, secondo gli interpellanti, in occasione del concerto che il Ministro della Giustizia sarà chiamato ad esprimere per la nomina del dottor Cassata quale procuratore generale della Repubblica di Messina, si ritiene di non poter prescindere dalle motivazioni, ancora non note, che la quinta commissione del CSM ha posto a base della sua proposta. Si osserva, peraltro, che ai fini del concerto assumono particolare rilievo e costituiscono oggetto di specifica valutazione le capacità organizzative e gestionali del magistrato e che, nel caso di specie, i fatti sopra evidenziati erano già noti allo stesso CSM, che li aveva valutati in senso favorevole all'interessato. Infine, quanto all'ultimo quesito proposto nell'atto di sindacato ispettivo, non può che rilevarsi che non vi sono i presupposti per una verifica ispettiva in ordine a fatti risalenti nel tempo, la cui veridicità, peraltro, come ripetutamente segnalato, è stata già esclusa dalla competente autorità giudiziaria.
PRESIDENTE. L'onorevole Di Pietro ha facoltà di replicare.
ANTONIO DI PIETRO. Signor sottosegretario, la ringrazio per l'analitica esposizione dei fatti, anche se avevo chiesto qualcos'altro. Noi non chiediamo di rifare i processi né di condannare disciplinarmente o di iniziare un'azione per una condanna disciplinare nei confronti del dottor Antonio Franco Cassata. Di questo se ne sono occupati e se ne occuperanno - nella maggior parte dei casi se ne sono già occupati - gli organi competenti. La ragione per cui oggi siamo intervenuti è riflettere insieme su un tema importante che credo non possiamo disconoscere. È vero o non è vero che è stata approvata una norma, peraltro criticatissima, che prevede che, dopo quattro anni, i dirigenti delle procure devono ruotare ed essere trasferiti, perché è opportuno che in un territorio non si crei un'ambientalità tale da determinare una sorta di conoscenza continua, che non garantisce neanche l'apparenza dell'indipendenza della giurisdizione? Pertanto, insieme a lei, vorrei rileggere non ciò che noi interpellanti abbiamo esposto, ma quel che lei ha esposto. Proviamo a rivedere insieme tutte queste fotografie, perché viste singolarmente possono apparire sfocate, ma tutte insieme fanno rilevare che siamo in un territorio, quello di Calabria e Sicilia, con magistrature, l'una che indaga sull'altra da tempo immemorabile. È un ufficio giudiziario che molte volte viene messo sotto la lente di ingrandimento da denunce di cittadini coraggiosi e di testimoni di giustizia. Sui fatti di tale ufficio vi è poi un altro ufficio giudiziario, dall'altra parte della sponda dello stretto, che valuta e decide, e viceversa. In questo rimpallo di valutazioni, si crea una situazione delicatissima. Pertanto, se è vero, com'è vero, il principio secondo il quale ci deve essere una rotazione, mi chiedo se una persona che dal 1989 è nello stesso ufficio e svolge di fatto sempre le stesse funzioni, nella realtà di un ufficio giudiziario chiamato molte volte a giudicare colleghi dall'altra sponda, sia idonea a ricoprire il posto in questione. Di tutto questo insieme di elementi, che sono emersi, lei stessa ha dato atto. Lei ha affermato che non ci sono fatti disciplinarmente rilevanti. Forse tali fatti non sono disciplinarmente e penalmente rilevanti, ma lo sono dal punto di vista ambientale, in questa contiguità esistente. Il giovane sostituto ha affermato che certamente c'è chi ha tenuto un comportamento sgradevole e invadente, ma cosa potrebbe dire di più. In molte decisioni, è stato detto che il comportamento è stato inopportuno, ma tutto sommato! È una progressione continua di pacche sulla spalla, di cui prendiamo atto, che rispettiamo. Ci mancherebbe altro, ma mi chiedo e chiedo al Ministro della giustizia, nella sua funzione concertante - l'avrei chiesto e vorrei chiederlo, ma non posso e non devo, anche alla V commissione del CSM - se risulti, rispetto ad una situazione così debordante di accadimenti continui, che vi sia stato o meno un certo comportamento, se si intendeva o meno fare qualcosa, se si trattava o meno di un'amicizia, se frequentava qualcuno e via seguitando. Anche affermare: «ma io ho gioito quando è stato condannato» non è una giustificazione. Sapete quante ne ho sentite di persone (anche coloro che hanno fatto il mio mestiere lo possono dire) affermare di gioire quando veniva condannato qualcuno per poi scoprire che erano complici? Non voglio accusare qualcuno in questo caso specifico, ci mancherebbe altro, ma voglio dire che è ininfluente un'affermazione di questo genere, perché ne abbiamo sentiti anche di politici attuali affermare: «la mafia mi fa schifo» per poi essere condannati per favoreggiamento ai mafiosi, anche nello stesso territorio siciliano. Ecco perché mi chiedo e vi chiedo se non si possa dare una mano a venir fuori da un verminaio continuo e se all'interno di una realtà territoriale contigua tra Sicilia e Calabria non si possa creare un'occasione favorevole di ricambio generazionale della classe dirigente della magistratura. Vorrei chiedere al Ministro della giustizia, che ha competenza a decidere, se non sia questa l'occasione propizia, visto che si parla tanto di funzionalità del sistema giustizia, di far camminare quei giovani magistrati che vogliono darsi da fare o quegli anziani magistrati che tanto si sono dati da fare piuttosto che continuare a insistere con questa burocrazia basata sull'età che avanza nella quale, per caduta, «oggi tocca a me e domani tocca te»? Non credo che sia opportuno, in una situazione di questo genere, procedere alla nomina di un socio del circolo Corda fratres (questo nome importante la dice tutta su questa fratellanza di conoscenze e di partecipazioni). Insomma, ho apprezzato molto la sua relazione, l'ho ascoltata con molta attenzione, conosco anch'io queste soluzioni, sapevo che, ogni fatto preso singolarmente, sarebbe stato chiuso con una frase del tipo: «va bene, per questa volta va bene così ». Ma questa frase: «per questa volta va bene così» non produce il sospetto che sia opportuno agire? Il nostro appello è che si svolga una riflessione profonda sulle nomine delle alte cariche della magistratura, perché riteniamo che, a volte, il mero accadimento burocratico, per cui dopo diversi anni si assume un certo ruolo, permette di far assumere funzioni e posizioni importanti a persone che si trovano - o si sono trovate - ad operare in una realtà sulla quale difficilmente possiamo avere la certezza dell'indipendenza di giudizio. Immaginate, per un solo istante, questi finanziamenti che pervengono a questo museo etno-antropologico che, certo, è stato fatto dal padre, si tratta di una cosa buona giusta ed i finanziamenti sono finiti proprio per cose buone e giuste. Stiamo parlando, però, dello stesso magistrato che dovrà giudicare eventuali comportamenti della provincia e del comune. Avete visto cosa è successo con il consigliere comunale che doveva diventare presidente del consiglio comunale? È stato chiesto al magistrato di aspettare prima di rinviarlo a giudizio, al fine di consentire l'elezione a vicepresidente del consiglio comunale. Allora, in una situazione di questo genere anche l'apparenza comporta trasparenza. Quello che chiedo e vi chiedo è se non sia il caso, non di stabilire soluzioni disciplinari sulle quali sono state già prese decisioni che rispettiamo, ma di operare un ricambio. Stiamo parlando di una persona nei cui confronti le autorità competenti hanno rilevato non esservi fatti penalmente rilevanti, di una persona che ha operato ed opera a più livelli in una realtà territoriale deve svolgere il ruolo di procuratore generale ma anche una serie di attività associative, conoscitive e di frequentazione, che comportano di dover valutare fatti di cui è parte. Mi chiedo, quindi, se non vi sia bisogno di questo ricambio. È un appello che le rivolgo nel rispetto di quelle sue argomentazioni che - lo ripeto - non sono campate in aria, ma documentate (per questo le rispetto); tuttavia, proprio per le affermazioni che lei ha svolto, invito il Ministro della giustizia a riflettere se non sia proprio questa la ragione per procedere ad uno scatto di qualità e verso una nuova dirigenza in un territorio che ha bisogno di venir fuori da un verminaio che da troppi anni lo sta abbattendo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Camera dei Deputati - XVI Legislatura
28° Seduta (alle 9,45) del 3 Luglio 2008
Link al testo originale ( pag 11 ) dal sito www.camera.it
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