a cura di A. ParmalianaIl GIP del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, per adempiere ai suoi doveri d’ufficio, chiede al Parlamento di poter acquisire formalmente ed utilizzare le intercettazioni telefoniche di alcuni parlamentari con alcuni affaristi, generalmente definiti finanzieri e/o banchieri, che avevano tentato la scalata al Corriere della Sera ed a diversi istituti bancari.
I giornali hanno dato tale notizia prima che la richiesta pervenisse al Parlamento ed inoltre hanno pubblicato le intercettazioni sulle quali non grava più il segreto d’ufficio. Apriti Cielo! Nell’ Italia dell’illegalità istituzionalizzata, nell’Italia della casta, nell’Italia dei compromessi e delle intese “ad usum delphini”, (vi ricordate il diniego all’autorizzazione a procedere nei confronti del Sen. Dell’Utri votato anche dai DS? Vi ricordate l’indulto della scorsa estate votato anche da DS e Rifondazione Comunista? Avete sentito il silenzio assordante sulla sentenza Andreotti emessa dal Tribunale di Palermo?), nell’Italia dell’etica perduta si sono coalizzati tutti i poteri forti - manca solo un intervento di Bush e Putin - per sparare a zero sul GIP Forleo e sul Sen. Di Pietro che invita i politicanti ed il governo ad avere attenzione e rispetto per il ruolo e per le prerogative della Magistratura.
Questa è un’Italia “da ridere” dominata da una congregazione di amici sempre pronti a giustificare reciprocamente le loro prodezze. Quanti di quei soggetti che qualche settimana addietro sono andati a rendere omaggio a Falcone e Borsellino, in un clima di inutile parata, hanno letto la sentenza del Tribunale di Palermo sul caso Andreotti e si sono indignati per gli intrecci mafia-politica, originatisi in quegli anni, che oggi condizionano la vita della Sicilia ed il modo di pensare di tanti Siciliani?
La richiesta della Forleo ha determinato un intervento di reprimenda del Presidente Napolitano, una richiesta di zittio del Ministro della Giustizia nei confronti del Ministro ex-magistrato Di Pietro, la richiesta alle Camere di Fassino affinché autorizzino l’acquisizione delle intercettazioni e l’avventata ed amara constatazione di solidarietà “non ricambiata” del Senatore Latorre nei confronti del Ministro Di Pietro che ci ricorda che nel 1997 gli esponenti del PDS furono solidali con Di Pietro, ma il povero Latorre non ricorda che allora Di Pietro si dimise da ogni ruolo e carica pubblica.
Ma perché Fassino e D’Alema non si dimettono da ogni carica pubblica in modo da evitare ogni forma di speculazione e/o ingerenza diretta e/o indiretta in decisioni che li riguardano? In un Paese normale si farebbe così! In Italia: tutto è lecito! Ad esempio, è lecito persino che un sovrintendente di polizia applicato alla Polizia Giudiziaria soffi all’orecchio del “Sindaco–compare” che l’Autorità Giudiziaria lo sta intercettando e quindi lo metta in guardia suggerendogli di parlare solo di partite di calcio; in questa Italia dei furbi, la rete dei compagni di merenda invita il prode “appuntato” a mettersi in pensione prima che arrivi lo “tsunami”.
Sembrano storie di fantascienza: è la realtà! Questo è un Paese le cui istituzioni hanno perso credibilità agli occhi dei cittadini. A volte, quando incontro dei politici in carriera li schernisco con un sorriso avendo avuto modo di constatare la loro competenza e capacità.
Ho anche un sentimento di compassione per molti di loro pensando che non hanno né una professione, né una cultura per ambire a qualcosa nella vita. Poveretti, sono costretti a recitare un copione, a dire frasi fatte che altri gli confezionano.
E’ evidente: non sono uomini liberi e non sono in grado di apprezzare il valore della libertà di pensiero/giudizio e azione. Ma dov’è lo scandalo se i giornali pubblicano telefonate sconcertanti di D’Alema, Fassino e Consorte? Dov’è lo scandalo se i giornali danno notizia di fatti e misfatti che riguardano uomini politici che a parole dicono di voler essere trasparenti?
In un Paese normale il Piero sabaudo ed il Gentleman pugliese si sarebbero dovuti dimettere perché avrebbero dovuto conoscere la lezione di Gramsci, Pertini e Berlinguer laddove spiega che l’etica viene prima della giustizia e la legalità non ha colore politico.
C’è stile e stile! Occorrerebbe ricordare a Fassino e D’Alema il senso dell’etica pubblica di quel Ministro svedese che si dimise per non avere pagato i contributi della collaboratrice domestica. In Italia con un condono si ripara tutto. Altro che II Repubblica, questi sono i resti di una civiltà che fu, di una Società gravemente ammalata.
Presagisco tempi duri per i furbetti. Vedo all’orizzonte tanti Woodcock e tanti Travaglio che sono pronti a rovesciare il tavolo in testa a chi si è fatto pescare da Gian Antonio Stella con le mani nel sacco del denaro pubblico. Credo proprio che sia finita anche la II Repubblica. Ritenevo che solo la Sicilia avesse bisogno di tutori e governatori non siciliani, ora mi convinco che l’Italia avrebbe bisogno di un’invasione di serietà, competenza, buon senso e moralità.
Ma la Forleo non demorde, ha ricordato a Napolitano che non si lascia intimidire né dal Governo né dal CSM e risponde solo alla legge. Tra le righe ha inoltre ricordato che in questa Italia chi ha coraggio non fa carriera! Brava Dr.ssa Forleo: gli italiani onesti sono con Lei! Alcuni Magistrati, forti della loro capacità di autoprotezionismo, ritengono di essere intoccabili.
Ci sono soggetti che, per farla franca, si raccomandano contemporaneamente da notabili che vanno da Alleanza Nazionale a Rifondazione Comunista. E’ anche difficile accettare il ruolo e le prerogative del CSM. Essendo un Organismo insindacabile, il CSM potrebbe anche chiudere un occhio, sollevare da responsabilità o colpe un magistrato magari argomentando che aveva attraversato l’incrocio con il semaforo rosso non per azione preconcetta “contra legem” ma solo perché era daltonico ed aveva scambiato il rosso con il verde.
Ma è proprio necessario tenere in piedi il CSM? Perché non esiste un Organismo analogo per tutte le altre categorie professionali? Ma i giudici non sono “normali” dipendenti pubblici con diritti e doveri? Perché devono avere un ruolo privilegiato nell’ordinamento costituzionale? Ma non sarebbe necessaria una riforma costituzionale anche in questo ambito?
Il punto è che in Italia è necessario che arrivi uno tsunami che si porti via una casta di corrotti che alberga in ogni dove - nella politica, nell’Università, in ogni ambito ed anche nella Magistratura - per lasciare il Nostro Paese più libero e meno soggetto a ricatti e ritorsioni.
Ma per scarso rendimento e per contravvenzione ai doveri d’ufficio non sono forse licenziabili tutti i dipendenti pubblici? Anche i politici? Anche i Magistrati? In questa Italia occorre ridefinire le coordinate polari: si deve cominciare dalla legalità, dalla questione morale, dall’etica pubblica, dalla competenza e dal merito.
Non aggiungo altre categorie altrimenti le prenotazioni dei biglietti aerei dell’Alitalia subirebbero un’ impennata straordinaria e l’espatrio di massa assumerebbe le proporzioni di un esodo biblico.
Adolfo Parmaliana(Pubblicato su IMGPress.it in data 27/07/2007)