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Più etica nelle candidature per i DS. Ma solo sulla carta.
Il congresso regionale approva il documento presentato dal dirigente di Terme Vigliatore.«Si dimostra scarsa attenzione per i temi della legalità»
Palermo - II primo a sollevare la questione era stato Elio Veltri, prima delle elezioni politiche del 2006. Romano Prodi e Piero Fassino, però, all'epoca sembravano distratti.
Dopo qualche mese, a riparlare di "codice etico" nell'impegno politico è stata Rita Borsellino, ma anche per le Regionali siciliane la "questione morale" è rimasta solo sulla carta.
I tempi, evidentemente, non erano maturi. Fino al 15 aprile scorso, quando nel corso del IV congresso regionale dei Ds è stato votato all'unanimità un ordine del giorno presentato da Adolfo Parmaliana, dirigente dell'unità di base "D'Antona" di Terme Vigliatore.
Il documento prevede di riprendere il codice etico approvato recentemente dalla Commissione nazionale antimafia. Tra i punti principali l'impegno a
«non candidare soggetti rinviati a giudizio o già condannati o che abbiano patteggiato, per fatti e vicende connesse all'espletamento di cariche pubbliche (turbativa d'asta, falso in atto pubblico, peculato)»;
chiedere le dimissioni di chi si trova in queste situazioni; «impedire la nomina o chiedere le dimissioni di dirigenti che ricoprono incarichi presso la pubblica amministrazione, enti, società o consorzi a prevalente partecipazione pubblica che per la loro responsabilità si possano trovare o si trovino in palese conflitto d'interesse».
Protocollo d'intenti che, però, fino ad oggi non è stato applicato. Come nel caso della candidatura a sindaco di Misterbianco di Stefano Santagati, condannato per falso in atto pubblico.
E, a far discutere (anche se il caso non trova riscontro nell'ordine del giorno Parmaliana) soprattutto i cespugli della sinistra, è stata anche la ricandidatura a Trapani di Mario Buscaino, attualmente indagato nell'ambito dell'inchiesta che ha visto al centro l'ex assessore regionale all'Ambiente, Bartolo Pellegrino. Ratificate dal congresso, poi, anche le incompatibilità tra incarichi di partito e pubbliche.
Come nel caso dei messinesi Franco Barresi (dirigente del partito e presidente dell'Ato 3 rifiuti, il quale, per altro, è anche sotto processo per il periodo in cui ricopriva la carica di segretario dell'Autorità portuale di Messina), Marcello Scurria(che alla carica di segretario cittadino assomma i ruoli di consulente dell'Ato 3 e del viceministro Capodicasa) e dell'ex segretario provinciale e dirigente Tanino Santagati(assessore comunale all'Annona).
«La questione morale è un argomento scomodo, chi la sostiene è considerato un diverso, un nemico da abbattere - dichiara il docente universitario Parmaliana - porto avanti battaglie di questo genere da anni, dagli interessi nell'area artigianale del mio paese dove sono coinvolti anche compagni di partito, ai corto circuiti che riguardano la giustizia nel distretto di Messina che ho sottoposto personalmente al Csm. II risultato è stato che in quindici anni la commissione di garanzia ha tentato per ben due volte di buttarmi fuori dal partito». A scorrere le liste elettorali dei Ds il documento sembra solo teorico....
«E' stato approvato pochi giorni prima della presentazione delle liste, i tempi tecnici c'erano per apportare modifiche a candidature inadeguate, ma si presta poca attenzione alla "legalità"».
Non ritiene troppo rigido il codice?
«E' una questione di opportunità politica se voglio differenziarmi da altri partiti o schieramenti. Chi è coinvolto in qualche misura è giusto che chiarisca la sua posizione e poi ritorni alla politica attiva. Capisco, però, che si tratta di uno stile tutto siciliano quello di trovare sempre un alibi».
Lei parla di morale e di codice etico, ma nel 2002, in qualità di esperto ambientale, ha accettato di fare il consulente dell'assessore Bartolo Pellegrino, il leader di Nuova Sicilia già chiacchierato all'epoca e recentemente arrestato a Trapani.
«Si è trattato di un incarico che nulla aveva a che vedere con il ruolo di partito. Pellegrino ha ascoltato un mio intervento nel corso di un convegno di Legambiente a Santa Lucia del Mela e mi ha offerto l'incarico durato appena sei mesi».
Ma in qualità di diessíno non ritiene di avere tradito i principi di coerenza che chiede agli altri negli interventi pubblici?
«Ricordo che Capodicasa faceva il presidente della Regione con l'appoggio di Pellegrino. E uno degli assessori si chiamava, invece, Totò Cuffaro».
[Gianfranco Cusumano]
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(Pubblicato su Centonove in data 4/5/2007) |