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Inchiesta Tsunami

Processo Mare Nostrum: attacco all'Avv. Fabio Repici PDF Stampa E-mail
Mercoledì 11 Marzo 2009 21:38
A cura di Nuccio Anselmo
Non potevamo ignorare quella lettera. Quando la leggemmo rimanemmo sconcertati e allibiti per il suo contenuto. Vista la delicatezza degli argomenti trattati non potevamo svolgere indagini difensive. Abbiamo quindi scelto di consegnarla ai giudici del processo, perché siano loro a stabilire la verità... È questo quanto hanno detto ieri mattina all'aula bunker del carcere di Gazzi gli avvocati Luigi Autru Ryolo e Franco Bertolone, davanti alla Corte d'assise d'appello che sta gestendo il maxiprocesso "Mare Nostrum", che vede alla sbarra oltre cento imputati tra capi, gregari e fiancheggiatori della mafia tirrenica e nebroidea. E lo hanno detto depositando agli atti una lettera (tre cartelle) dai contenuti - dicono - "esplosivi". Il presidente della Corte Antonio Brigandì e il collega a latere Giuseppe Costa si sono riservata l'acquisizione processuale, aggiornando l'udienza come da calendario a domani mattina. È stato letto in aula dall'avvocato Bertolone un solo passaggio della lettera, quello in cui l'autore mette in discussione la colpevolezza del boss della mafia barcellonese Giuseppe Gullotti come mandante dell'omicidio del giornalista Beppe Alfano, e anche l'attendibilità delle dichiarazioni dell'ex collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto, teste chiave dell'accusa nel processo Alfano e, per quel che riguarda il maxiprocesso, nella condanna all'ergastolo inflitta in primo grado al boss Gullotti nel duplice omicidio Iannello-Benvenga. Già, ma chi è l'autore di questa lettera di tre cartelle senza firma, datata 11 gennaio 2006? Un anonimo? Oppure ha una "origine" ben precisa? I due legali in aula hanno detto ai giudici, dopo una serie di considerazioni legate all'impostazione, alle citazioni e al contenuto, che hanno una loro precisa opinione. Gli avvocati Autru Ryolo e Bertolone hanno inoltre chiesto alla Corte di accertare che di questo scritto fossero a conoscenza le Procure di Messina o di Reggio Calabria. Anche l'avvocato Giuseppe Lo Presti, dopo aver letto la missiva, ha dichiarato di presumere di riconoscere l'autore. I due magistrati che rappresentano l'accusa al maxiprocesso, il sostituto Pg Salvatore Scaramuzza e il sostituto della Dda Fabio D'Anna, ieri si sono opposti all'acquisizione della lettera perché - ha spiegato il sostituto Pg Scaramuzza - è da considerarsi un anonimo, e sulla richiesta difensiva di svolgere accertamenti su eventuali indagini in corso si sono rimessi alla decisione della Corte. Sempre i due avvocati hanno raccontato in aula come sono entrati in possesso della lettera: venne recapitata in forma anonima, nella buca delle lettere, dello studio di Barcellona dell'avvocato Bertolone, nel corso degli ultimi giorni del 2008. Il legale dopo averla letta avvertì del fatto l'avvocato Luigi Autru Ryolo. I due si consultarono a lungo e presero quindi la decisione di consegnarla ieri ai giudici del maxiprocesso.

 

Ecco il passaggio della missiva che è stato letto in aula

Ecco la parte della lettera, in tutto di tre cartelle, datata 11 gennaio 2008, che è stata letta ieri in aula dall'avvocato Franco Bertolone: «... Se togliete Repici, Colonna e qualcun altro, non è rimasto nessuno dalla mia parte. Anche Repici è dalla mia parte, sia pure a modo suo. È da quella parte in cui non si fanno sconti a nessuno. Neppure a quelli che, per un tratto o forse sempre, hanno camminato, con te, sulla stessa strada. «A Repici l'unico appunto che posso fare (se ancora posso fare appunti a qualcuno) è che, difendendo Piero Campagna nel processo per la morte della sorella, ha saputo, deve aver saputo, la verità sull'omicidio Alfano e sulle dichiarazioni di Bonaceto. Quella che io sospetto da tempo. Non certo dai tempi dell'indagine, ma almeno da un paio di anni a questa parte. Triste è stato doversi tenere dentro tutto. Repici non la dirà mai. E questo farà di lui, anche di lui, un "imperfetto", rispetto a una sua perfezione morale, culturale e professionale quasi assoluta. I suoi dubbi, professati poi mica tanto in segreto e a non poche persone, sulla responsabilità di Merlino e di Gullotti, la dicono lunga sulla sua capacità di analisi e sulla sua onestà intellettuale. È un Leninista. Me lo fece capire un suo accenno, politicamente corretto e segno di grande conoscenza dell'ideologia marxista. Disse, una volta, (non ricordo a proposito di chi) "È un leninista, farebbe qualsiasi cosa per il potere". Aveva ragione, ma questa frase va intesa bene, e credo di averla intesa giusta. Come Lenin con gli ideali puri del marxismo e della rivoluzione bolscevica, che erano da far trionfare in qualsiasi modo (e giustamente, ritengo io), anche Repici farebbe qualsiasi cosa pur di affermare la sacrosanta vittoria della Verità e della Giustizia sulla Mafia. Qualsiasi cosa, a qualunque costo. «La vittoria finale fa passare in secondo piano i mezzi e, soprattutto, le convinzioni personali. Come ho fatto io. Anche con Pippo Gullotti. Pippo Gullotti: che nemesi. Assolto da omicidi che aveva certamente commesso o di cui era certamente il mandante, finirà per aver scontato parte di pena per uno da cui è probabilmente estraneo...».

Fonte: Gazzetta del sud