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La macchinazione distruttiva PDF Stampa E-mail
Venerdì 05 Febbraio 2010 00:00

La Sicilia - a cura di Giuseppe Grasso Leanza

Il suicidio dell’esponente politico di Terme Vigliatore segna la sconfitta dello Stato davanti alla mafia e alla massoneria

Un libro di Alfio Caruso sulla vicenda del professore Adolfo Parmaliana

In Sicilia, tutto si può perdonare tranne la pretesa di volersi tenere lontano dalla merda", annota nel suo ultimo libro Alfio Caruso ("Io che da morto vi parlo. Passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana", Longanesi).

 

Tutto vviene secondo legge, ma "lo Stato esce sconfitto e svilito". Viene da pensare all’episodio dell’azienda campana, la esmon di Nusco, la quale, condannata a reintegrare un’operaia nel posto di lavoro, ne dispone il trasferimento in India! La poveretta resiste ma, tra vicende giudiziarie e condizionamenti ambientali, quelli che "qui comandiamo noi " l’hanno comunque vinta. Seguiamo la vicenda di Adolfo Parmaliana suicidatosi il 2 ottobre 2008. La racconta Caruso. Lo fa con la consueta versatilità narrativa. Protagonista della letteratura d’impegno civile e morale, egli è uno dei più valenti scrittori italiani. Su invito di Cettina, moglie del professore, l’autore ne studia le carte d’archivio, ricostruendone la vita, l’attività accademica, l’impegno nel Pci-Pds-Ds, la sconfitta politica, l’isolamento anche dal suo partito, i pensieri racchiusi nell’ "ultima lettera". "Da morto, scrive Caruso, Parmaliana continua a incombere più che da vivo. L’impronta da lui lasciata è destinata a durare". Il rinvio a giudizio di alcuni amministratori di Terme Vigliatore è l’effetto post mortem di uno dei suoi tanti esposti. Il professore ha da poco compiuto cinquant’anni quando si uccide, ha moglie e due figli, è docente di chimica industriale all’Università di Messina, un’autorità internazionale in tema di energia rinnovabile. Ha diverse opportunità di lasciare l’isola, ma per lui Terme è il centro dell’universo e, poi, Messina e i suoi dintorni non sono quell’universo "babbo" di cui si dice. L’intelligenza mafiosa, l’intrapresa massonica, la redditività usuraia sfatano la leggenda e corroborano la reazione di Parmaliana. Caruso è molto bravo nell’affresco di quest’ambiente che lega, attraverso personaggi reali, criminalità organizzata, compiacenza interessata, indifferenza indulgente. Segretario dei Ds di Terme, Parmaliana "suscita fastidio in molti, si ribella al costume siciliano di giustificare qualsiasi compromesso con la scusa che tutto è compromesso"; denuncia la mala amministrazione, gli accordi maggioranza-opposizione, le complicità mafiose; contesta le decisioni del partito, entra in conflitto con i suoi compagni, guida una lista civica in contrapposizione al centro-sinistra...Il racconto di Caruso - un atto morale - è dettagliato nel ripercorrere la parabola del buon Parmaliana, quando l’orizzonte politico a poco a poco si offusca fino a chiudersi, il cerchio delle relazioni si restringe. Finalmente (2005) il Comune di Terme viene sciolto per l’ingerenza della criminalità organizzata, come aveva denunciato Parmaliana. Il quale esulta. Ingenuamente. Infatti, "i funzionari (e i debiti fuori bilancio) vengono confermati", essi pure reintegrati… come l’operaia di Nusco! Rabbia e sconforto prendono il sopravvento nell’animo del professore che, denunciato per diffamazione, viene infine rinviato a giudizio. Tutto secondo legge. Tra vicende giudiziarie e condizionamenti ambientali, qui nessuno può "tenersi lontano dalla merda…La macchinazione distruttiva - il professore ne è ormai certo - si è messa in moto, non solo nei suoi confronti ma anche verso la sua famiglia". Ferma la sua Bmw sul viadotto di Patti Marina, lanciandosi nel vuoto. Ancora una volta "lo Stato esce sconfitto e svilito".

 

Pubblicato su La Sicilia del 5 Febbraio 2010

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