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Ipotizzata negli avvisi di garanzia la corruzione in concorso
a cura di Leonardo Orlando
Barcellona. L'inchiesta giudiziaria "Tsunami" intrapresa nel 2005 dai carabinieri della compagnia di Barcellona, originata dall'ispezione prefettizia che ha portato allo scioglimento per mafia del Comune di Terme Vigliatore, approdata nel 2008 dopo tre anni di stasi alla Procura di Reggio Calabria, sta facendo sentire i primi effetti. Due informazioni di garanzia, con contestuale avviso di comparizione, in cui si ipotizza il reato di corruzione in concorso, sono stati già notificati al sindaco di Terme Vigliatore, Bartolo Cipriano e all'ex maresciallo della Guardia di finanza, Santi Pino, all'epoca comandante della sezione di polizia giudiziaria della Finanza presso la Procura di Barcellona.
Ad indagare per il reato di corruzione il sindaco Bartolo Cipriano e il maresciallo in pensione Santi Pino, è stato il sostituto procuratore di Reggio Calabria Federico Perrone Capano che nel marzo 2008 ricevette l'informativa che fu trasmessa a Reggio Calabria dal sostituto Procuratore di Barcellona Francesco Massara. Il giovane magistrato di Barcellona, ritrovandosi sul suo tavolo l'informativa redatta dai carabinieri coordinati all'epoca dal maggiore Domenico Cristaldi, ravvisò la competenza nelle indagini della Procura di Reggio Calabria in quanto nell'inchiesta – divenuta di dominio pubblico dopo la morte del prof. Adolfo Parmaliana – venivano indicati nomi di magistrati. Gli esiti dell'indagine – secondo le risultanze a cui è pervenuta la Procura di Reggio Calabria –, sarebbero stati compromessi dalle presunte rivelazioni che avrebbe allora fatto il maresciallo della Guardia di finanza, Santi Pino.
Infatti in origine l'inchiesta aperta nei confronti dell'ex sottufficiale – a rischio prescrizione perché sono oramai trascorsi cinque anni – era stata aperta per rivelazione di segreto d'ufficio e assunta alla Procura di Reggio nel 2010 con il fascicolo numero 7287 del registro generale. Nel proseguo la Procura reggina, diretta dal procuratore Giuseppe Pignatone, affidando l'inchiesta al sostituto Federico Perrone Capano, ha ipotizzato a carico dei due indagati il reato di corruzione.
Secondo l'ipotesi investigativa che emergerebbe tra l'altro dalla stessa dalle intercettazioni ambientali e telefoniche dell'informativa "Tsunami" (Onda anomala), l'ex maresciallo Pino – mentre al Comune di Terme Vigliatore l'11 aprile del 2005 si era insediata la Commissione prefettizia, con il compito di verificare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione dell'ente – avrebbe rivelato l'esistenza dell'inchiesta giudiziaria parallela e ciò in cambio di due diversi posti di lavoro. Il 12 aprile del 2005, infatti, il giorno dopo l'insediamento della Commissione prefettizia, iniziarono le intercettazioni ambientali sull'auto di Cipriano e sul suo telefono. Già il giorno dopo – secondo l'indagine – il maresciallo della Finanza avrebbe contattato il sindaco che all'epoca era solo consigliere e su cui si erano concentrate le attenzioni investigative. I due – secondo le risultanze investigatire – si sarebbero incontrati il successivo 17 aprile.
In quell'incontro – secondo la nota informativa Tsunami – il sottufficiale, salendo sull'auto avrebbe "allertato" il soggetto monitorato al punto tale da aver altresì determinato un tanto improvviso ed inspiegabile silenzio dell'indagato. Un silenzio che avrebbe finito per compromettere definitivamente l'indagine. I carabinieri successivamente avrebbero documentato, concentrando le indagini anche sul sottufficiale della Finanza, i successivi incontri tra i due indagati – anche in un ristorante di Naso – finalizzati alla ricerca di un posto di lavoro in farmacia per uno dei congiunti e di un incarico di informatico al comune di Terme per un secondo parente del maresciallo.
Le due informazioni di garanzia, con contestuali avvisi di comparizione, sarebbero stati emessi per interrompere i termini della prescrizione. I due indagati, il sindaco Cipriano difeso dall'avv. Carmelo Cicero e il maresciallo Pino dall'avv. Tommaso Calderone, si sono già presentati a Reggio Calabria per rendere interrogatorio sul cui esito vige il massimo riservo.
Fonte: Gazzetta del Sud del 3 maggio 2011 |