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Inchiesta Tsunami

Le mani della mafia sul raddoppio ferroviario PDF Stampa E-mail
Lunedì 25 Settembre 2006 00:00
I carabinieri del Ros di Messina l'hanno battezzata operazione antimafia "Eris", dal nome della dea che nella mitologia greca rappresenta la figura della personificazione della "discordia". Una discordia che pare esista tra i clan solo su chi è "titolato" a riscuotere i proventi delle estorsioni, pagate puntualmente dalle imprese e contabilizzate con fatture gonfiate, grazie alle frodi sui lavori già eseguiti. Frodi che, se non fossero state scoperte dai consulenti della Procura, avrebbero messo a rischio la sicurezza dei futuri passeggeri che transiteranno sulla tratta ferroviaria Patti-Messina.

La Procura distrettuale antimafia di Messina aveva chiesto 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere per i reati di associazione mafiosa e estorsioni su una lista di 22 indagati. Il gip di Messina Giovanni De Marco, ha invece accolto solo due richieste d'arresto nei confronti dei presunti boss Carmelo Bisognano, 41 anni, di Mazzarrà Sant'Andrea, da tre anni detenuto a L'Aquila, e di Nunziato Siracusa, 36 anni, di Terme Vigliatore, rinchiuso nel carcere di Messina dove sta scontando una pena definitiva per le estorsioni ai commercianti di Terme Vigliatore.

LE ALTRE RICHIESTE D'ARRESTO Per altri cinque indagati accusati di far parte dell'associazione mafiosa che governava lavori, commesse e forniture del raddoppio ferroviario, la richiesta di arresto è stata respinta. Si tratta di Beniamino Cambria, 46 anni, di Mazzarrà Sant'Andrea, inseparabile e fidato braccio destro di Carmelo Bisognano; Antonino Torre, 60 anni, imprenditore nel settore della fornitura di inerti di Terme Vigliatore, amministratore pro tempore dell'omonima impresa "F.lli Torre" e "Cogeca"; Giuseppe Isgrò, 41 anni, di Barcellona, impiegato contabile di un'impresa di estrazione di inerti di Terme Vigliatore; Francesco Miceli, 53 anni, originario di Menfi e residente a Barcellona, capocantiere del raggruppamento di imprese "Ferrari-Ira"; e Vincenzo Città, 50 anni, originario di Castelbuono e residente a Collegano, direttore del cantiere del raggruppamento di imprese "Ferrai-Ira".

Un grumo di interessi legavano secondo la Dda esponenti della mafia tirrenica e manager delle più importanti imprese imprese edili impegnate negli infiniti lavori di completamento del raddoppio ferroviario da Messina a Palermo. La potente famiglia mafiosa di Barcellona non ha mai smesso di perseguire il progetto criminoso delle estorsioni e dell'imposizione delle forniture nei cantieri edili del raddoppio ferroviario. Un sistema, questo, ideato negli anni 80, quando la vecchia mafia alleata con il clan Santapaola e i Corleonesi, impose il "pizzo" sui lavori dell'autostrada.

A 22 anni dalla stipula del primo contratto tra le Ferrovie dello Stato di allora e le grandi imprese che facevano capo al raggruppamento Graci-Costanzo, la pratica del "pizzo" è stata "istituzionalizzata". Fatture gonfiate dai manager delle imprese e frodi sui lavori eseguiti dai responsabili dei cantieri, hanno consentito di pagare fino al 31 dicembre scorso le estorsioni al clan dei Barcellonesi, rappresentato per l'occasione dal presunto boss, Carmelo Bisognano, capo della temibile frangia dei "Mazzarroti".

GLI INDAGATI Gli altri personaggi che figurano nella lista degli indagati sono: Sebastiano Rampulla, 60 anni, "zù Bastianu", capo della famiglia di Mistretta e rappresentante per la provincia di Messina di Cosa nostra palermitana, fratello di Pietro Rampulla, artificiere della strage di Capaci; Giovanni Rao, 45 anni, di Castroreale e Salvatore Ofria, 42 anni, di Barcellona, entrambi indicati quali presunti componenti della "Commissione mafiosa" che governa Barcellona; Teresa Truscello, 32 anni, originaria di Merì e attualmente residente a Falcone, ex convivente di Bisognano, titolare dell'impresa di movimento terra ditta "Truscello", di fatto controllata dal presunto boss di Mazzarrà Sant'Andrea; Giuseppe Miceli 48 anni, originario di Paola e residente a Rende, direttore dei lavori della "Italferr"; Umberto Ilardo, 46 anni, originario di San Cataldo e residente a Torregrotta, presidente del collegio sindacale della società "Sces", subappaltatrice della "Italferr", Salvatore Lanno, 62 anni di Calatafimi, capocantiere della "Ferrari Ira"; Vincenzo Conforti, 44 anni, di Viterbo, componente della Direzione-lavori della "Ferrari Ira"; l'imprenditore Antonino Catania, 53 anni, originario di Fondachelli Fantina e residente a Terme Vigliatore, amministratore dell'impresa Antea, subappaltatrice della Ferrari Ira; Domenico Lopreiato, 47 anni di Sfefanoconi (Vibo Valentia), componente della direzione dei lavori della Italferr; Pasquale Ponticelli, 43 anni, di Giuliano in Campania (Napoli) rappresentate della ditta fornitrice della Italferr Tunnel; Mario Coppolino, 53 anni, di Capo d'Orlando, componente della Direzione-lavori della Italferr; Vincenzo La Rosa, 53 anni, di Palermo, tecnico dell'Ira; Renato Di Simone, 46 anni, di Niscemi, direttore tecnico dell'Ira e Ivan Collino, 28 anni, di Giaveno (Torino), dello "Studio di progettazione Corona".


IL RETROSCENA - A Torregrotta, San Filippo e Pace del Mela adoperati materiali "in economia" per risparmiare- Lavori eseguiti male che compromettono il transito dei treni. L'inchiesta portata avanti dai carabinieri del Ros, oltre all'ipotesi dell'esistenza di una associazione mafiosa che regolava pizzo, forniture e subappalti nella realizzazione del raddoppio ferroviario fra Messina e Patti, ha fatto scoprire singoli episodi di taglieggiamento, incendi e furti commessi ai danni delle ditte che non si volevano piegare al controllo del gruppo mafioso che farebbe capo al presunto boss di Mazzarrà Sant'Andrea Carmelo Bisognano. L'ipotesi investigativa per la quale la Dda di Messina aveva chiesto 7 arresti su 22 indagati, non è stata condivisa dal gip Giovanni De Marco che ha accolto solo due richiesta di arresto per Carmelo Bisognano e Nunziato Siracusa, perché personaggi noti, inseriti nell'organizzazione.

Per il resto, il giudice pur ritenendo valide le ipotesi di accusa, non ha ritenuto esistessero sufficienti indizi per l'emissione di ordinanze di custodia cautelare. Già martedì, prima nel carcere de L'Aquila e poi in quello di Messina, inizieranno alla presenza dei difensori avv. Tommaso Calderone, Giuseppe Lo Presti e Massimiliano Cardullo, gli interrogatori di garanzia per i due arrestati. L'aspetto più inquietante dell'inchiesta emerge dal patto tacito che sarebbe tra boss e manager delle società concessionarie "Italferr e Ira", incaricate dell'esecuzione dei lavori del raddoppio ferroviario che accettavano di pagare il "pizzo", ricorrendo ad artifici contabili e trucchi nell'esecuzione dei lavori che avrebbero finito per compromettere la sicurezza delle opere. I consulenti tecnici incaricati dalla Procura distrettuale antimafia di verificare i lavori sulla tratta tra Patti e Villafranca Tirrena, hanno potuto accertare che sono state commesse delle frodi nell'esecuzione delle opere ferroviarie, tanto che per alcuni manager è scattata l'imputazione, oltre che di frode nell'esecuzione dei contratti d'appalto, di attentato alla sicurezza dei trasporti ferroviari. Il riferimento a questo reato, è quello relativo al tratto che attraversa il Comune di Pace del Mela, dove tra luglio e ottobre del 2004 sono state realizzate "vie di corsa" per i treni con evidenti difetti di livello. Nonostante ciò sulla strada ferrata sarebbe stato consentito - secondo l'accusa della Procura - il passaggio dei treni. La sicurezza dei viaggiatori sarebbe stata compromessa anche nella realizzazione della massicciata sottostante le traverse dei binari della stazione di Pace del Mela, inferiore di oltre 10 centimetri allo spessore previsto. Sempre a Pace del Mela, nel tratto di attraversamento di via Olimpia, sarebbe stata realizzata per economizzare una palificazione difforme dal progetto; mentre a Manforte San Giorgio, una ditta appaltatrice avrebbe fornito manicotti di spessore inferiore a quello previsto.

A San Filippo del Mela sono state invece realizzate gabbie in ferro di spessore inferiore della metà, rispetto al progetto e sempre a San Filippo si è fatto uso di micropali di lunghezza inferiore. Due pensiline in meno delle quattro previste, non sono state realizzate nella stazione di Torregrotta. Infine trucchi anche nella realizzazione delle campate del viadotto Niceto e sul torrente Muto, le cui prove di carico hanno poi evidenziato i dati che non corrispondevano al vero. Molti dei lavori truccati, non appena scoperti dai tecnici della Procura, non sono stati infatti collaudati, salvaguardando così la sicurezza dei viaggiatori delle ferrovie.

Autore: Leonardo Orlando
Fonte: Gazzetta del Sud